La politica di questo Direttivo è stata sempre quella di accogliere e pubblicizzare i dissensi, anche quando questi vengono esternati secondo modalità non del tutto consone a un dibattito che voglia essere civile e costruttivo. Crediamo che questo non sia un merito, ma un dovere. Resta il fatto che se il dibattito non vuole essere un’occasione di protagonismo o di difesa di interessi di parte, deve avvenire ispirandosi a criteri universalistici e con intenti propositivi. Invito pertanto tutti quanti, specialmente coloro che hanno preso parte al dibattito sulla valutazione delle riviste nella sua prima fase, a riprenderlo nel Forum dell’AIS, senza fermarsi ai risultati dell’attuale rating ANVUR anche se li ritengono soddisfacenti. Il lavoro di classificazione delle riviste sinora svolto è infatti soltanto una tappa di un percorso appena iniziato, che ci vedrà ancora tutti coinvolti nei prossimi anni, che lo vogliamo o no.

Il lavoro dell’AIS, come quello del Gev14 è certamente criticabile e migliorabile. Abbiamo tutti quanti la consapevolezza, propria del ricercatore, che qualsiasi posizione è discutibile, che nessuna scelta valutativa può attingere a una razionalità assoluta, ma solo limitata. Noi lo crediamo sia per quanto riguarda noi, sia per quanto riguarda gli altri.

Una delle caratteristiche che qualsiasi lavoro scientifico, o svolto per una comunità, deve avere è certamente la trasparenza, perché soltanto con essa è esercitabile una critica giusta e costruttiva. Tutto il lavoro dell’AIS si è ispirato ad essa. Ricordo che abbiamo iniziato sollecitando tutti i membri dell’Associazione a inviarci gli estremi delle riviste che reputavano degne di accreditamento; abbiamo successivamente comunicato i criteri che intendevamo impiegare, perché venissero esaminati e migliorati; abbiamo a volte recepito le osservazioni che ci erano pervenute, altre volte non lo abbiamo fatto per motivi che reputavamo fondati, ma sempre facendole oggetto di un’attenta considerazione e di discussione pubblica. Abbiamo infine proseguito con la pubblicazione dei risultati conseguenti all’applicazione dei criteri e, sulla base delle nuove osservazioni (anche di quelle degli esperti del GEV), abbiamo effettuato una seconda classificazione. Tutto ciò è stato regolarmente pubblicato sul sito dell’AIS.

Rivendichiamo che, negli stretti limiti di tempo di cui potevamo disporre, delle risorse in nostro possesso e dell’ascolto che doverosamente abbiamo dato a tutti coloro che sono intervenuti, sia stato svolto un buon lavoro, soprattutto un lavoro meritevole di rispetto.
La classificazione ottenuta è stata comunicata al GEV14 e contestualmente resa pubblica. Era da attendersi che i risultati incontrassero dissensi tra i membri dell’Associazione; del resto, come dimostra il teorema di Arrow, gli ordinamenti di preferenze individuali non sono cumulabili in un ordinamento collettivo. Egualmente era da attendersi che una diversa commissione di valutazione (Il GEV appunto) ritenesse, nella sua piena autonomia istituzionale, di ordinare le stesse riviste in modo parzialmente diverso, decidendo di  ispirarsi anche ad ulteriori criteri.

Più sorprendente è stato l’atteggiamento di chi, in qualità di componente del GEV14, ha affermato la scarsa utilità del nostro operato, invitandoci a “un serissimo esame di coscienza”; al contempo, accusandoci di discrezionalità, scarsa trasparenza e dispregio delle altrui competenze (rilievo, quanto meno, curioso dato che, all’inizio del nostro percorso di valutazione delle riviste, abbiamo organizzato un workshop ad hoc, cui abbiamo invitato, insieme ai direttori e ai redattori delle riviste, esperti di valutazione della ricerca e di indici bibliometrici; che da allora in poi abbiamo tenuto aperti tutti i canali di comunicazione possibili con la Consulta della ricerca, le sezioni, tutti i sociologi, soci o meno dell’AIS, che volessero intervenire sul tema del rating delle riviste; che abbiamo resi noti e sottoposti a dibattito pubblico criteri, indicatori, indici e singoli punteggi ottenuti da ciascuna rivista).
Non voglio soffermarmi su altre specifiche osservazioni, che eventualmente saranno oggetto di una precisa nota tecnica, ma solo su quello fondamentale che è la trasparenza, la quale non può essere a senso unico, e deve valere ancora più per le procedure che hanno generato il prodotto finale rispetto a quelle che ne hanno prodotto uno ausiliario. Quando parliamo di qualità tendiamo a far scivolare in secondo piano un elemento di fondo che invece occorre esplicitare senza ambiguità se vogliamo evitare il rischio che la valutazione della ricerca si traduca in un dispositivo autoritario. Per affrontare con onestà intellettuale la questione della valutazione, dobbiamo partire dal riconoscimento che la qualità non è un dato che si riscontra ma un costrutto che si produce anche attraverso gli atti dei valutatori, le procedure, gli strumenti e gli indicatori impiegati per rilevarla. Tanto più che gli “osti che giudicano del proprio vino” sono assai più dei direttori delle singole riviste, se non altro come membri di comitati scientifici, redattori od autori.

Purtroppo, insieme ai risultati della classificazione del GEV, non abbiamo avuto le ragioni di questi risultati. Credo che sarebbe opportuno che venissero esplicitate, in coerenza con l’attività pubblica dei suoi membri. I motivi delle scelte effettuate non sono “dettagli” trascurabili (come è curiosamente sostenuto dal nostro critico per quanto riguarda il suo operato), specialmente quando investono: l’inserimento e l’eliminazione di riviste; spostamenti di categoria; uso dei pareri degli esperti internazionali che, almeno apparentemente, risulta difforme. Del resto, l’esplicitazione delle argomentazioni è una richiesta pressante anche da parte di molti membri dell’Associazione, verso i quali ci sentiamo responsabili.

Chiediamo a questo punto al Presidente del GEV14 un chiarimento definitivo su quali siano state le procedure adottate e come siano state applicate, ma soprattutto su un punto: se l’esternazione cui ci siamo prima riferiti rappresenti il pensiero del GEV. E’ questa una richiesta che non viene fatta per spirito polemico verso il Presidente o il suo Comitato, con cui i rapporti sono stati finora ottimi, ma perché credo che ogni fraintendimento su questo punto rischi di minare le basi di ogni ulteriore collaborazione.

Il Presidente dell’AIS e il suo Direttivo