La pubblicazione del bando della VQR, avvenuta il 30 luglio scorso, dopo solo cinque giorni dalla chiusura della fase di consultazione delle parti interessate, sollecitate ad esprimere pareri e indicazioni, ha confermato lo stile e la prassi dell’ANVUR, che si è ben guardata, non solo dal recepire, quanto proprio dal prendere in considerazione i documenti diligentemente inviati da CRUI, CUN e Società Scientifiche. Si tratta di un’ulteriore conferma del fatto che lo stallo in cui versano l’Università e la ricerca italiane e la situazione penalizzante, rispetto agli investimenti che anche durante la crisi economica sono stati fatti negli altri Paesi, non hanno per il Ministero e per la classe politica in genere alcuna rilevanza. Questo disinteresse viene confermato anche dalla più recente pubblicazione della bozza del nuovo Regolamento per le Abilitazioni scientifiche nazionali che, salvo alcuni interventi (l’introduzione della ‘soglia’ al posto della mediana, l’apertura a sportello, con cadenza bimestrale come il pagamento delle utenze, e l’eliminazione del commissario straniero), ricalca il vecchio regolamento, che si è rivelato – come attestano il contenzioso che ne è scaturito e la quantità di ricorsi andati a buon fine – inadeguato a garantire una valutazione dei candidati serena e condivisa all’interno delle rispettive comunità scientifico-disciplinari.

La posizione dell’Ais in merito alla bozza del nuovo Regolamento per l’ASN è sintetizzata nel documento pubblicato sul sito dell’Associazione.

Le procedure introdotte con l’ASN e i concorsi per l’immissione in ruolo degli abilitati presso gli Atenei non hanno di fatto modificato una situazione in cui il turnover e il ricambio generazionale risultano bloccati per mancanza di risorse e per i vincoli imposti all’utilizzo di quelle disponibili. A tanti abilitati di prima e seconda fascia non è stata data l’opportunità di partecipare a bandi per l’assunzione nel ruolo da parte degli Atenei e a tanti ricercatori precari che lavorano nelle università italiane la prospettiva di una  tenure track – che sembrava essere normativamente introdotta come il nuovo meccanismo di accesso alla carriera – appare ormai una chimera.  A fronte di questa situazione suona come una beffa la proposta di dare nuova linfa agli Atenei con l’immissione, attraverso una procedura ad hoc che non è chiaro in che relazione stia con le procedure dell’ASN e dei concorsi banditi dagli Atenei – di 500 nuovi ricercatori provenienti  ‘dall’estero’. Da anni il MIUR non realizza politiche organiche e intelligenti per l’Università, limitandosi ad aumentare la complessità della governance del sistema, con interventi estemporanei, che si inseriscono in un quadro confuso: ad es. pensare a nuova linfa secondo la vecchia logica esterofila, tipica di un provincialismo che inciampa proprio sull’internazionalizzazione, senza pensare ai tanti abilitati di prima e seconda fascia ai quali non è stato dato modo di partecipare ai concorsi locali e ai tanti ricercatori precari che lavorano nelle università italiane.  A ciò si aggiunga la vicenda del blocco degli scatti stipendiali, che al momento non è dato sapere come si concluderà.

Se il Ministero ha una visione confusa o del tutto distorta dell’Università, chi dentro gli Atenei vive, lavora, fa didattica e ricerca, in condizioni di scarsità di risorse e di delegittimazione sociale, la visione l’ha ben chiara e precisa.

Forte è la consapevolezza che l’Università, e in particolare la ricerca in Italia, siano state messe in liquidazione e che il lento slittamento verso una situazione da terzo mondo sia già iniziato. Il futuro che ci aspetta, anche in caso di ripresa economica, è quello di un Paese con un capitale umano inadeguato, in cui la scolarizzazione, soprattutto quella superiore, è appannaggio di pochi e nel quale i livelli di esclusione sociale sono tanto elevati da compromettere la tenuta della democrazia.

La mobilitazione che in questo momento si sta diffondendo nei diversi Atenei testimonia lo sforzo di chi crede che il declino non sia e non debba essere un destino. É una mobilitazione che non chiede nulla più di quanto in questi anni è stato sottratto e di ciò che è stato oggetto di promesse mai mantenute: riconoscere e premiare il merito, tenuto conto delle reali condizioni in cui si svolge la ricerca. La valutazione deve essere uno strumento di crescita e di sviluppo dell’Università e della sua specifica mission – l’integrazione di ricerca e didattica – non uno strumento punitivo volto a una selezione darwiniana, che continuerebbe a impoverire l’intero Paese e ad aumentare i divari tra Nord e Sud.

Di fronte a tale preoccupante scenario, non si può tacere. La presa di posizione da parte dei docenti e dei ricercatori non può essere liquidata come una pura rivendicazione di diritti individuali o di interessi corporativi; essa manifesta, piuttosto, la consapevolezza delle responsabilità che l’Università ha nei confronti del Paese.  Lo confermano il comunicato, pur cauto e attendista, di valutazione della bozza di Legge di Stabilità da parte della CRUI, a conclusione dell’Assemblea del 22 ottobre scorso, e la lettera del suo Presidente al Presidente dell’ANVUR, in cui si invita l’Agenzia a rivalutare tempi e modi delle procedure in corso.

In considerazione di tutto questo, chiediamo ai nostri soci, a quanti di noi lavorano e tengono sempre più faticosamente in vita le strutture universitarie, di sensibilizzare Dipartimenti, Senati accademici e Rettori a prendere una posizione, facendo leva su quello che al momento appare l’ultimo possibile strumento di pressione: il conferimento dei prodotti della ricerca per la VQR, ufficialmente già partita.

Questa mobilitazione vuole sollecitare una concreta manifestazione, da parte del sistema politico e degli organi di Governo, di un cambiamento di direzione, che restituisca al sistema universitario in maniera stabile le risorse che gli sono state sottratte negli ultimi anni ritornando – come richiesto dalla CRUI – almeno al livello del 2009, consentendo inoltre la ripresa del turnover e l’investimento sulle nuove generazioni, sia attraverso il rifinanziamento del diritto allo studio che l’immissione di nuovi ricercatori di tipo A e B,  e attribuendo le premialità agli Atenei ed ai Dipartimenti virtuosi, come risorse aggiuntive e non sotto forma di riduzione dei tagli.

In questa direzione si sono già espressi, fino ad ora, alcuni soggetti istituzionali e associativi, dei quali, per completezza e volontà di orientamento, alleghiamo alcuni documenti e prese di posizione, circolati attraverso le reti di docenti e ricercatori.

Il Direttivo AIS
26 ottobre 2015