Molte ricerche sulla società contemporanea mettono in luce come vi sia nella considerazione comune la percezione di una drammatica distanza tra governo e cittadini, tra potere e società civile. Tutti i dati confermano la crisi della politica e dei partiti politici, che hanno perso non solo il loro ruolo di mediazione sociale e di organizzazione del consenso, ma anche la credibilità e la fiducia da parte dei cittadini.

Le nuove generazioni rigettano a priori l’appartenenza ai partiti politici tradizionali e si ritengono piuttosto consumatori razionali di offerta politica. La fruizione diretta delle informazioni che giungono attraverso i media, l’attenzione ridotta ai programmi politici, l’esplosione di proteste occasionali e a volte contraddittorie, sono alcuni tra i molti segnali di una società che appare sempre più slegata dalle istituzioni, sempre più condizionata da movimenti e da organizzazioni, vecchie e nuove, che faticano a superare un orizzonte emergenziale, corporativo o soltanto localistico.

Petizioni, manifestazioni e proteste rappresentano un modo per far conoscere a chi governa gli interessi sociali dei diversi ceti e gruppi e per cercare non più nei partiti, ma nelle piazze reali come in quelle virtuali e televisive, i momenti di espressione dei conflitti sociali e l’elaborazione di strategie politiche. Da questo punto di vista, la partecipazione al voto perde molta della sua importanza, poiché ciò che davvero interessa è la risposta ai propri bisogni contingenti, rispetto a “visioni del mondo” che si dispiegheranno attraverso complessi programmi di là da venire, percepiti sempre di più come estranei alla vita quotidiana.

Tutto ciò ha comportato la crisi delle ideologie e della tradizionale divisione tra destra e sinistra, della rappresentanza politica, tanto che da tempo non si può più parlare di schieramenti contrapposti, o chiaramente definiti in termini di classe sociale, come erano i tradizionali partiti conservatori o socialisti e le loro coalizioni. La differenza è più complessa, poiché più complessa è divenuta la realtà globale in cui viviamo, che investe molteplici aspetti della vita sociale.

E così, seppure l’appartenenza identitaria ancora in parte resiste, per la maggioranza tutto sfuma in una realtà in cui le appartenenze abituali, ideologiche e di classe, si affievoliscono e si ibridano, rimettendo in discussione i canoni tradizionali che definiscono cosa è la democrazia, il ruolo della politica, le forme di partecipazione democratica e di azione politica, i caratteri della leadership nei regimi democratici.

Il Convegno si propone di approfondire queste tematiche generali sia nella seduta plenaria dell’8 ottobre che nei diversi workshop del giorno successivo.

WORKSHOP

  • WS1: Governance: teorie, modelli, pratiche e problemi– Chairs: E. d’Albergo  e G. Moini
  • WS2: “Partecipazione politica e forme democratiche: dai partiti ai movimenti” – Chairs: A.   Montanari e F. Saccà
  • WS3:  “Elezioni e sistemi politici” – Chairs: P. Fantozzi e A. Costabile
  • WS4:  “Nuove generazioni tra mutamento politico e mutamento sociale” – Chairs: S. Gozzo e A. Pirni
  • WS5: “Genere, tempo e intercultura: tra decolonizzazioni e resistenze sociali”
  • Chairs: A.  Cammarota, M. Jansen e D. Barazzetti
  • WS6:   “Mobilità internazionale e mutamento politico” – Chairs: E. Recchi e T. Vitale
  • WS7: “Comunicazione politica, nuovi movimenti e populismi” Chairs: R. Biorcio e R. Sampugnaro
  • WS8: “Practices of Social Resilience/Resistance in Times of Socio-Political Crisis” Chairs: F. de Nardis and Gianni Piazza

 

DEADLINES:

Invio abstract brevi (non più di 250 parole) entro il 10 Settembre.

Invio paper entro il 1° ottobre.

Abstract e paper devono essere inviati a giulio.moini @ uniroma1.it