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La sociologia dell’alimentazione, per molto tempo, ha rivestito un ruolo decisamente marginale rispetto agli ambiti di studio più discussi. Con ogni probabilità, una delle più rilevanti cause di tale stato di cose risiede nella circostanza per la quale, per un lunghissimo periodo, la nutrizione è stata relegata, in maniera pressoché esclusiva, alla sfera della cosiddetta “riproduzione” della forza lavoro e, dunque, alle attività femminile a minore “visibilità” sociale,  mentre all’uomo erano riservate occupazioni ben più “nobili” come la politica, gli affari e l’amministrazione della cosa pubblica,  spesso oggetto di studio dei sociologi. Non a caso Roland Barthes, all’inizio degli anni ’60, riteneva di dover sottolineare l’assenza di un impianto sociologico teorico in materia di alimentazione e sollecitava i ricercatori ad adoperarsi per colmare la lacuna.

Solo di recente, dunque, la sociologia del cibo catalizza un’ adeguata attenzione da parte della comunità scientifica, a partire dal discorso fondamentale per il quale “il cibo parla di noi, delle nostre origini, di chi siamo e di chi vogliamo essere. Mangiare è in effetti scegliere, distinguere e discriminare, è inclusione ed esclusione” .

Su questa base relazionale fondamentale si innestano ulteriori ambiti specifici di analisi, quali il rapporto tra cibo e salute, legato  soprattutto agli stili di consumo e ai disturbi del comportamento alimentare, le dinamiche di produzione dei cibi e i rischi ad esse associati, il rapporto tra cibo e corpo, quello tra identità culturale, cibo e territorio, solo per citarne alcuni. Mentre un discorso a parte merita l’ambito delle “rappresentazioni” del cibo, dalla dilagante mania di “postare” sui social immagini di ciò che si sta cucinando/mangiando, fino ad  una produzione sempre più pletorica di immagini e discorsi su ingredienti, ricette, piatti, metodi di preparazione… in una sorta di vorticosa orgia senza fine nella quale la rappresentazione del cibo assume connotati “pornografici”, nell’accezione baudrillardiana del termine (non a caso è ormai consolidato l’uso della locuzione “Food-Porn”).

L’alimentazione è un fatto sociale assai complesso a cui corrisponde, oggi, uno spazio analitico sempre più vasto, stimolante e ricco di collegamenti e “contaminazioni”, nel quale devono necessariamente confrontarsi e integrarsi voci, esperienze, prospettive.

Il convegno si articolerà in tre mezze giornate di lavoro durante le quali saranno trattati alcuni temi inerenti in particolare:

  1. Alimentazione e salute;
  2. Riti e culture culinarie, relativamente alla preparazione e al consumo delle pietanze, con specifico riferimento alle loro valenze comunicative, simboliche, identitarie.
  3. Insostenibilità delle dinamiche di produzione e di consumo, in termini ecologici, di salute individuale, di salute pubblica, di aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle risorse alimentari.

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