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La fine del sistema bipolare e del welfare state ha portato, soprattutto in quei paesi europei in cui lo stato è considerato il garante dei diritti, da quelli civili e politici a quelli sociali, a una generalizzata crisi di fiducia nelle istituzioni che si accompagna a un’evidente e sempre più marcata diseguaglianza sociale. I governi vengono sempre più percepiti come incapaci di decisioni autonome e conniventi con i poteri economici mondiali che condizionano le politiche nazionali, soprattutto nell’ambito del lavoro e dello sviluppo economico.

Fino a che punto i cittadini delle mature società democratiche si sentono padroni del loro destino? In che modo la legge li garantisce nei confronti di poteri che percepiscono sempre più estranei e pericolosi, in una società che non sembra più garantire uno spazio lavorativo certo e ruoli sociali consolidati? La paura del futuro, il sentimento di non avere più confini certi, spazi propri e una professionalità adeguata ai mutamenti tecnologici ed economici, spingono verso la  ricerca di soluzioni elaborate in contesti instabili che giungono finanche a privilegiare le teorie del complotto e la caccia alle streghe.

Il diritto e la politica, in questo scenario, possono essere considerati come elementi fondamentali per garantire la democrazia e per contrastare derive populiste, tenuto conto anche del ruolo svolto dalle nuove tecnologie della comunicazione?

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