Come si costruisce nel tempo demodernizzato la soggettività sociale? Quali valori e quali scopi hanno oggi i  movimenti sociali? Sono alcuni degli interrogativi che hanno attraversato la giornata di studio organizzata dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CORIS) con il patrocinio dell’AIS – Associazione Italiana di Sociologia, in occasione della presenza di Alain Touraine in qualità di Visiting Professor.

Alain Touraine è, senza dubbio, uno dei più prolifici eredi della grande tradizione sociologica francese, quella che annovera Emile Durkheim tra i suoi padri fondatori. È dunque uno studioso che ha sempre puntato a spiegare quell’oggetto misterioso che è la «società» a partire dai movimenti e dai conflitti presenti nella modernità. Non è forse un caso che i suoi primi lavori hanno riguardato il movimento operaio e le violente diseguaglianze di classe nella società industriale. Sono quelli gli anni dove il conflitto operaio plasma l’intera società e dove la modernità è il progetto incompiuto che solo quel conflitto può portare a termine.

Ma Touraine ama anche il dettaglio, il particolare, i piccoli e impercettibili mutamenti, che lo conducono a teorizzare in un saggio l’avvento della società postindustriale. Successivamente la sua attenzione si sposta al mondo delle donne; l’universo femminile appare così come innovazione rispetto alla tematiche attuali. Muovendo da un punto di vista inizialmente storico e poi sociologico, la sua riflessione è passata da un tema tipico dell’Ottocento (la sociologia del lavoro), quando gli operai incidevano sulle decisione politiche ed economiche,  ad un tema tipico del Duemila (la sociologia del soggetto).

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