Cari soci,

esiste un malessere diffuso nella sociologia italiana che negli ultimi tempi si è evidenziato ad opera – meritevole – di alcuni colleghi. Crediamo che esso sia il segno di una sana vitalità a prescindere dai toni, dalle diagnosi e dalle cure prospettate su cui ciascuno può avere una differente opinione.

I principali temi di riferimento sono stati:

  • la qualità scientifica della nostra produzione e le sue cause;
  • la scarsa presenza nel dibattito sociologico internazionale della sociologia italiana, nel suo complesso;
  • la scarsa reputazione che la sociologia ha nella società italiana e presso le sue istituzioni;
  • il reclutamento del personale accademico;
  • la valutazione di specifici concorsi;
  • il ruolo delle componenti;
  • la nostra stessa associazione.

L’AIS vuole, e deve, farsi carico di questi problemi, ma è bene fare una chiara precisazione. A questi problemi gli organismo rappresentativi dell’Associazione – intesi come Presidente e come Direttivo – non possono dare una propria autonoma risposta. La risposta o meglio le risposte deve darle la comunità scientifica dei sociologi, nel suo insieme. Ciò che può fare l’AIS è favorire il dibattito, coinvolgervi tutti i suoi membri, poi farne una sintesi e cercare di rappresentarne e farne recepire i risultati presso le sedi istituzionali e i luoghi dove le decisioni vengono prese.

Ci auguriamo che lo svolgimento di questo compito possa seguire due criteri. In primo luogo, prendere atto che questi temi sono tra loro collegati, ma che ciascuno di essi richiede un suo approfondimento specifico. Il momento dell’analisi deve precedere quello della sintesi, altrimenti c’è il rischio di una discussione caotica, sbilanciata più sul versante dei sentimenti che della ragione. Dobbiamo fare attenzione ai mostri semplificatori. Crediamo, ad esempio, che sia fuorviante, ma soprattutto improduttivo, ridurre i problemi della qualità della nostra produzione scientifica (la “crisi della sociologia” italiana) alla presenza delle componenti o dell’AIS.

Qualsiasi collettività, dotata di più di tre membri (solo gli iscritti all’AIS sono circa ottocento), tende ad organizzarsi in coalizioni, come la teoria dei giochi insegna. Queste coalizioni possono avere fini nobili o aberranti, essere fisse o stabili, ma difficilmente sono eliminabili quando si chiedano decisioni collettive. Come crediamo che difficilmente un membro, eletto o sorteggiato che sia in una commissione, si comporterà in maniera scientificamente corretta se non possiede un ethos universalistico adeguato alle decisioni da prendere, ma soprattutto se quell’ethos non è collettivamente sorretto da sanzioni nei confronti di comportamenti scorretti.

In secondo luogo, la discussione dovrebbe vertere sulle soluzioni e i rimedi possibili. Non è difficile criticare situazioni che lo meritano ampiamente, difficile è costruire alternative che siano realmente migliorative. Dobbiamo focalizzare l’attenzione su proposte fattibili ed efficaci basate su regole che promuovano, se non costringano, a comportamenti virtuosi. Alla diagnosi deve pur seguire una terapia.

L’attuale Consiglio direttivo dell’AIS è stato finora impegnato su vari fronti: i gravi problemi finanziari, che abbiamo risolto in collaborazione con le Sezioni dell’Associazione; la ristrutturazione del sito in modo tale che non fosse un luogo meramente identitario, ma una sorta di portale della sociologia italiana, uno strumento partecipativo e operativo; la revisione dello statuto, preservandone lo spirito e gli intenti, ma correggendolo in alcune sue criticità (presto sarà presente nel sito perché i soci possano esaminarlo e fare i loro commenti), nonché la stesura del suo regolamento amministrativo; la riforma Gelmini, su cui abbiamo fatto due incontri, a Firenze e a Milano, e su cui abbiamo collaborato con il CUN e l’ANVUR (e sui loro documenti auspichiamo che si apra sul forum AIS una discussione la più partecipata possibile, che porti a risultati operativi).

Possiamo ora investire l’Associazione di questi nuovi compiti, che intendiamo realizzare tramite tre percorsi:

  1. l’incentivazione e la diffusione del dibattito tramite il Forum, che abbiamo costituito aperto a tutti, anche ai non membri dell’AIS per agevolare la diffusione di qualsiasi posizione;
  2. l’organizzazione di convegni, incontri, workshop sui temi attinenti;
  3. l’accrescimento della trasparenza delle attività accademiche, in particolare di quelle concorsuali.

Abbiamo costruito il sito attribuendo un ruolo strategico al suo Forum. Esso può allargare significativamente il dibattito, raggiungere facilmente tutti i membri dell’Associazione, diffonderne le opinioni. Il suo libero e immediato accesso è una garanzia di democraticità e di rispetto per i partecipanti. Speriamo che il Forum dell’AIS possa accogliere questo dibattito, come altri su qualsiasi problema sia ritenuto rilevante anche da un solo suo membro. Ci auguriamo un dibattito condotto secondo una logica dialettica, non meramente retorica, lontano da moralismi o personalismi, con argomentazioni cogenti basate su premesse informate e condivisibili, in uno spirito laico e razionale.

Per incrementare la trasparenza delle attività accademiche, stiamo progettando nel sito un luogo dove, per ciascun concorso, i candidati possano pubblicizzare i loro titoli, siano riportati i giudizi dei commissari e quanto altro sia ritenuto rilevante. Anche su questo attendiamo suggerimenti e partecipazione.

Stiamo inoltre lavorando alla realizzazioni di due convegni da tenersi in autunno: il primo su Il Reclutamento del Personale Accademico. Perché possa dare un effettivo contributo, e non essere solo un luogo di pur giuste recriminazioni concorsuali, vorremmo aprirlo con alcune relazioni sui principali sistemi di reclutamento internazionali, cui far seguire relazioni su proposte correttive del sistema italiano. Le relazioni e i risultati verranno pubblicati nella Rivista dell’Associazione. Quanto detto verrà organizzato sulle base di un call for papers; ci auguriamo che ad esso aderiscano e che per l’organizzazione del Convegno si attivino anche coloro che ultimamente hanno animato il dibattito su questo tema e che da questo momento sono espressamente invitati a farlo.

Il secondo convegno riguarderà la figura del ricercatore nell’università italiana. L’attenzione in questo caso non verrà data solo al reclutamento, ma allo stato giuridico, alle responsabilità scientifiche e didattiche, alle prospettive di carriera. Anche questo convegno contiamo di organizzarlo in collaborazione con coloro che più si sono impegnati su questi temi, soprattutto con gli stessi ricercatori e i giovani sociologi non ancora strutturati.

Certamente tutto ciò non è una soluzione ai problemi, che sono difficili e delicati, ma è sicuramente un contributo alla loro soluzione. Permetteteci di concludere con un’affermazione che può sembrare retorica, ma in cui crediamo fermamente. L’AIS è di tutti i sociologi italiani, ma perché lo sia realmente richiede la partecipazione di ciascuno, soprattutto di chi si sente minoranza. Noi ci sentiamo di garantire la sua presenza e la sua voce.

Il Presidente e il Consiglio Direttivo
AIS – Associazione Italiana di Sociologia

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