Il testo indaga il complesso rapporto tra la letteratura e il sociologo, campo di tensione entro cui viene prodotta nuova conoscenza. L’autore parte dal concetto di finzione: elemento costitutivo di ogni espressione letteraria, è un utile strumento di disarticolazione dei nessi sociali dati per scontati e, insieme, un invito a trovarne di nuovi, offrendo così un fondamentale contributo allo studio della società. Caso di indagine, tratto da un’esperienza dell’autore, è il rapporto tra il lettore/sociologo e il geniale scrittore francese Georges Perec, che, con il suo La vita istruzioni per l’uso, ha offerto pagine di ordinata caoticità, particolarmente stimolanti per indagare la modernità con tutta la sua ossessione catalogatoria. Il libro affronta la questione della valenza conoscitiva del testo letterario per le scienze sociali, facendo emergere la dimensione relazionale del processo di lettura: prosecuzione di un discorso cominciato chissà dove e chissà come, e destinato a mai concludersi.