Direttivo 2017/2019

Coordinatore: Mario Cardano

Segretario: Linda Lombi

Consiglio scientifico: Guido Giarelli, Cristina Lonardi, Giulia Mascagni, Antonio Maturo, Carla Moretti, Tatiana Pipan, Marco Terraneo.

 


Presentazione della sezione

La sezione di Sociologia della Salute e della Medicina nasce nel 2006 raccogliendo il contributo di quei sociologi, accademici e non, che già avevano orientato la loro riflessione sull’ampia e complessa sfera della salute: dal corpo alla malattia e ai suoi significati, dalle organizzazioni e professioni sanitarie alle interazioni tra curati e curanti. Il programma del triennio appena aperto, nel porsi l’obiettivo prioritario che verrà illustrato tra breve, si incardina su quattro questioni fondamentali da affrontare sul piano analitico con percorsi che interpellano la nostra disciplina sui piani micro, meso e macro; sul piano degli attori coinvolti e delle dinamiche considerando con attenzione tanto le organizzazioni e istituzioni deputate alla cura quanto le politiche dedicate.  La prima questione è quella del corpo, inteso non solo come luogo nel quale sedimentano – in modo diseguale – le esperienze biografiche di salute e malattia, ma anche come terreno di confronto con le discipline biomediche. In questo contesto trova collocazione una specifica attenzione al tema del genere, sia nel registro convenzionale che attraversa i diversi campi di studio sociologico, sia come declinazione specifica nel campo nella salute e della medicina di genere. La seconda questione attiene al piano della salute mentale: un tema di primo piano nell’agenda della ricerca sociale negli anni Settanta e poi passato in secondo piano, ma sul quale oggi sarebbe particolarmente opportuno che la nostra disciplina riprendesse terreno. La terza questione vuole affrontare l’impatto della tecnologia nelle pratiche di cura. La questione riguarda da un lato, il potenziamento tecnologico dello” sguardo medico “sul  corpo del paziente, dall’altro l’uso e la diffusione di artefatti e tecologie  dell’informazione  (internet in primis): entrambi fattori influenti nel modificare lo scenario della cura. La quarta e ultima questione riguarda un’area che ha trovato ampio sviluppo nei Paesi di lingua inglese, un po’ meno alle nostre latitudini, quella dei disability studies. Si tratta di un ambito nel quale si intrecciano i temi del corpo, della cura e quello delle politiche di gestione dell’alterità e che potrà trovare nuovi spazia nella Sezione. Passando dai temi di interesse alle finalità operative, la Sezione ha come principale obiettivo quello di sostenere e – quanto più possibile – consolidare ulteriormente le attività di studio e di ricerca sui temi della sociologia della salute e della medicina in Italia. La sua realizzazione passa attraverso i seguenti cinque indirizzi di azione:

I. Il potenziamento dei rapporti fra la Sezione e le organizzazioni nazionali e internazionali che condividono l’attenzione critica per i temi della salute e della cura, a cominciare dalle principali associazioni internazionali, il Research Network 16 Sociology of Health and Illness dell’European Sociological Association, e il Research Committee 15, dell’International Sociological Association, fino ad arrivare alle associazioni accademiche e professionali presenti sul territorio nazionale attive sul tema.

II. Il rafforzamento dei rapporti di cooperazione accademica fra le diverse sedi cui fanno capo i soci della Sezione, in vista della partecipazione ai bandi di ricerca competitivi nazionali e internazionali, ove possibile, su progetti comuni.

III. La formazione degli studenti e degli studiosi più giovani (dottorandi e neo dottori di ricerca). Sia organizzando Summer School dedicate all’approfondimento di temi teorici e metodologici relativi alla ricerca sulla salute. Sia, in una prospettiva di maggiore ambizione, costruendo – a partire dai molti materiali già disponibili – una manuale di Sociologia della salute, capace di soddisfare le esigenze didattiche di quanti insegnano sociologia della salute nei corsi di primo e secondo livello.

IV. L’apertura a una più ampia considerazione della cura – non solo come cure ma anche come care – che andando oltre l’accezione prettamente sanitaria, la intenda come pratica che mira a procurare il benessere e l’autorealizzazione dell’altro. In questa direzione, sarà inoltre possibile rendere più solido il legame con le professioni chiave della cura “in senso lato” quali quelle dell’assistente sociale e dell’educatore.

V. Consolidare l’immagine e la reputazione della disciplina nei confronti della comunità scientifica dei medici/professionisti in sanità, mostrando, attraverso pratiche di ricerca collaborativa, il valore aggiunto dello sguardo sociologico ai temi della salute e della malattia.


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