RE-ASSEMBLING THE SOCIAL. RE(I)STITUIRE IL SOCIALE. 40 ANNI DI AIS

18 gennaio 2023
ESA Council of National Associations’s Meeting 

19-21 gennaio 2023
Convegno di fine mandato

Il Convegno di fine mandato che cade a chiusura del triennio 2020-2022 è l’occasione, a quarant’anni dalla costituzione dell’Associazione Italiana di Sociologia, per ritrovare, nel cammino fatto sin qui, le ragioni del riconfigurarsi della disciplina, della sua interlocuzione con altre discipline – in primo luogo ma non solo le altre scienze sociali – e con altre forme di sapere.

Questa breve presentazione è la cornice all’interno della quale assumono senso unitario le call for papers che le Sezioni AIS hanno costruito, dando alla Conferenza del quarantennale una specifica dimensione collettiva e re-istituente.

Il richiamo a Bruno Latour, nella prima parte del titolo scelto per il Convegno, non è solo un omaggio al sociologo francese recentemente scomparso che, per quanto controverso, potrebbe essere definito già un classico.  Piuttosto, vuole richiamare una mossa specifica di cui, indipendentemente dell’adesione alla sua prospettiva, oggi pensiamo vada riconosciuto il merito a Latour.

La mossa consiste nel riproporre in senso forte la questione della costruzione metodologica del sociale come costitutiva della prospettiva sociologica stessa e delle domande conoscitive che la caratterizzano.

Latour non propone una teoria del sociale, ma una strategia per descrivere – tracciare – il suo farsi.  Tale strategia – nota come Actor-Network-Theory – è stata ripresa, adottata, criticata, ma, come lo stesso Latour ha osservato, anche ampiamente fraintesa; in parte, proprio per l’ambiguità della parola sociale. Ri-assemblare, nell’accezione latouriana, non significa solo ri-comporre ciò che è eterogeno, ma anche ri-convocare, ri-condurre elementi diversamente dislocati a un luogo di elaborazione comune, nel quale il sociale prende forma e significato specifico, sia da un punto di vista scientifico sia dal punto di vista della sua mobilitazione e della sua agency

In quest’ultima accezione, ri-assemblare il sociale significa trovare spazi nei quali problemi individuali e privati – di povertà economica, educativa, di risorse, di lavoro, di condizioni abitative, di salute, di conciliazione e gestione del tempo, di qualità della vita e altro – possano mobilitare la ricerca di soluzioni, coinvolgendo meccanismi di funzionamento collettivi e di rilevanza pubblica, a partire da preoccupazioni concrete (concerns) e sedimentando idee,  pratiche, progetti, valori.

È l’idea strategica del sociale come tessuto di relazioni, connessioni, alleanze, come dimensione dinamica che tiene insieme – in forme e modalità diversificate – elementi eterogenei, ridefinendo il rapporto tra individuale e collettivo, tra privato e pubblico, tra locale e globale, che si vuole restituire, con questo Convegno.

Al tempo stesso, si propone un’attenzione specifica ai processi istituenti che attivano relazioni, risorse, progettualità, significati e valori per strutturare nuovi legami, pratiche, forme organizzative, argomentative e di legittimazione.

Le domande utili a restituire il sociale alla sua rilevabilità non vertono dunque sulla descrizione di oggetti e gruppi predefiniti (come potrebbero essere intesi la famiglia, i media, la scuola il diritto, la politica, la salute, l’ambiente, le città; i giovani, i disoccupati, i migranti, i poveri, i no-vax e altro ancora), ma sulle controversie e sui conflitti intorno alla configurazione degli oggetti e in relazione all’appartenenza o alla riconducibilità a gruppi.

Restituire il sociale significa, in questa prospettiva, dare conto di dinamiche che tagliano trasversalmente gli schemi di differenziazione pre-esistenti e riconfigurano le associazioni: tra territori, autorità e diritti; tra attese/pretese di riconoscimento e risposte e imputazioni di responsabilità che ne derivano, nelle forme del culturale/simbolico, del giuridico e/o del politico; tra forme di associazione e di rappresentanza; tra produzione e riproduzione/cura; tra soggettività, piattaforme digitali e mercati; tra  dispositivi, contenuti, creatori e fruitori. Significa formulare le nostre domande e portare i nostri strumenti di osservazione e analisi là dove si manifestano i conflitti;  a ridosso di controversie sull’uso degli spazi e delle risorse; intorno alle asimmetrie di potere; dove si manifestano le difficoltà quotidiane,  nei luoghi di vita, lavoro e consumo; negli intrecci di relazioni tra diritti economici e civili;  rintracciando reti e connessioni di significati tra bisogni quotidiani e soluzioni collettive, tra problemi emergenti e precedenti tentativi di soluzione da cui quegli stessi problemi derivano; tra persone, organizzazioni e territori dissonanti dalle rappresentazioni prevalenti, disaccoppiando la possibilità di sperimentare soluzioni efficaci dalle logiche di valutazione pregresse.

In assenza di interventi trasformativi dei meccanismi che riproducono e allargano i divari di opportunità e nel contesto di crisi ricorrenti e plurime – sindemica, ambientale, economica, bellica, di disaccopiamento tra competizione politica e rappresentanza di istanze sociali –  lo spiazzamento lavorativo e lo spaesamento socio-culturale e biografico si combinano con la vulnerabilità economica e le diseguaglianze, consegnando ampie fasce della popolazione all’insicurezza e creando le condizioni per la crescita della paura, della rabbia e del risentimento. D’altra parte, le retoriche del merito e dell’eccellenza riconducono le realizzazioni e il benessere acquisiti alla sfera privata e alle capacità personali, disancorate dalle collettività di riferimento, nei confronti delle quali non si prova né gratitudine né responsabilità. La salute, come l’istruzione, sono ridotte a beni individuali. I loro effetti sovraindividuali – di  beni pubblici  che si riverberano sulle condizioni di vita collettive – sono svalutati, tacitando non solo  i risultati empirici di ricerche pluriennali, sulle condizioni di benessere diffuso, di qualità delle relazioni e di sviluppo che l’innalzamento dei livelli d’istruzione e di salute producono nelle popolazioni e sui territori; ma dimenticando anche gli effetti devastanti sulle collettività, generati, in occasione della recente pandemia da Covid19, dalla individualizzazione e privatizzazione dell’organizzazione della sanità e dell’istruzione. Riportare alla luce e restituire alla osservabilità quei risultati e quegli effetti è compito di una sociologia che non si limiti a descrivere, ma sappia anche indicare le condizion per re-istituire, le condizioni strutturali che rendono efficaci le politiche di investimento sociale.

La restituzione (e re-istituzione) del sociale è, infatti, condizione non solo di re-identificazione della disciplina ma di ri-capacitazione e sviluppo collettivi.

Le sezioni AIS hanno scelto di focalizzare le loro call – singolarmente o attraverso iniziative congiunte su cui convergere per affinità o complementarietà – su temi o questioni che declinano in modo specifico e vicino alle pratiche di ricerca coltivate in questi anni, di crisi ricorrenti e di ripartenze collettive preannunciate, gli obiettivi condivisi per questo Convegno, cui le sessioni plenarie contribuiranno a fare da cornice.

La celebrazione dei 40 anni di AIS non avrà nulla di rituale e di auto-celebrativo. Simbolicamente segnata, nella sua portata di passaggio storico e istituzionale, dalla presenza dei rappresentanti delle Associazioni nazionali di Sociologia europee – che a Napoli terranno il loro Meeting nella giornata che precede l’apertura del Convegno – sarà la concretizzazione di un progetto collettivo che nella restituzione e re(i)stituzione del sociale trova le ragioni per fare della memoria il fondamento per la progettazione di un futuro aperto.

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CALL FOR PAPERS

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