Antonietta Mazzette, Daniele Pulino, Sara Spanu

In tempi di totale segregazione fisica, rinchiusi dentro le abitazioni per l’emergenza sanitaria (ciò vale per gran parte degli italiani), che sentimenti si provano? Quanto è cambiata la prospettiva da cui si osserva il mondo? Come vengono percepite le relazioni sociali, tanto quelle prossime, quanto quelle più distanti? Ma anche quanto mancano le relazioni casuali e spontanee nei luoghi di incontro e la scelta di stare insieme, ovvero tutte quelle relazioni che oggi sono negate? E ancora, com’è cambiato il senso di sicurezza e di fiducia verso sé stessi, i propri affetti (parentali ed amicali) e le istituzioni?

Queste sono alcune domande che, come Osservatorio sociale sulla criminalità in Sardegna (OSCRIM), abbiamo raccolto in un breve questionario online attraverso il nostro sito dal 25 marzo al 5 aprile 2020.

Oltre l’utilizzo di diversi social, hanno contribuito alla diffusione alcuni siti (Uniss/Ufficio stampa, La Nuova Sardegna, SardegnaSoprattutto, Il Manifesto Sardo, vitobiolchini.it), l’Associazione italiana di Sociologia e Sezione Territorio. In altre parole, l’indagine è stata condotta con la tecnica di campionamento di tipo snowball.

Abbiamo ricevuto 2455 risposte che, sul piano territoriale, sono così distribuite: la Sardegna per il 71%, le altre regioni per il 28% e l’1% da altri Paesi europei. Abbiamo deciso di offrire una prima restituzione dei risultati, tenendo però distinte le risposte dell’Isola da quelle delle altre regioni, mentre ci riserviamo di analizzare tutte le variabili nel Report finale. In questa anticipazione ci limitiamo ad evidenziare alcune differenze: ad esempio, nonostante esista in entrambi i casi una buona rappresentazione delle diverse fasce d’età, nelle altre regioni italiane prevalgono le fasce intermedie e più giovani; inoltre, se in generale, vi è un elevato livello di istruzione (il 64%), tra le risposte in Sardegna la presenza di laureati è inferiore, ma questo elemento appare dovuto alla più ampia rappresentatività sociale dei rispondenti. Di contro, nei questionari compilati da chi risiede nelle altre regioni italiane vi è una maggiore presenza di insegnanti e ricercatori, nonché di studenti soprattutto universitari.

Le domande vertevano sostanzialmente su tre ordini di problemi: 1. i cambiamenti delle relazioni famigliari, sociali e lavorative; 2. le preoccupazioni per il futuro; 3. il ruolo delle tecnologie digitali. Per ciò che riguarda l’aspetto delle relazionalità prima e durante la quarantena, evidenziamo che fino a questo momento  a) la segregazione sociale incide solo marginalmente sulla qualità delle relazioni amicali, e ciò grazie alla disponibilità delle tecnologie digitali; b) la qualità delle relazioni tra i famigliari conviventi tende invece a peggiorare; c) i rapporti con i colleghi di lavoro risultano complessivamente stazionari; d) le relazionalità con i vicini sostanzialmente non appaiono mutate, nel senso che se prima della quarantena vi erano rapporti di vicinato, tali rimangono, ma non si tende a crearne ex-novo durante l’emergenza. Ciò appare in controtendenza rispetto a una certa narrazione mediatica che in queste settimane ha alimentato il rafforzarsi (se non la scoperta) di relazioni di vicinato come risultato della segregazione.

Per ciò che riguarda le preoccupazioni maggiori, rileviamo che la situazione economica e quella politica del Paese costituiscono la principale fonte di ansia degli intervistati, ma anche la tenuta democratica è causa di incertezza. Viceversa, il proprio stato di salute non è certamente tra le prime preoccupazioni degli intervistati. Ciò va di pari passo con la fiducia che si ripone verso il sistema sanitario nazionale, seguita da quella verso la ricerca scientifica. Ma vi è fiducia anche verso i singoli cittadini e i loro comportamenti in relazione all’emergenza sanitaria. Questo dato probabilmente è da attribuire al fatto che sono state efficaci le pervasive campagne di comunicazione non solo istituzionali sulle norme comportamentali a cui attenersi, non a caso ai singoli si attribuiscono oneri ben maggiori nel contenimento del contagio di quanto non se ne attribuiscano a chi ci governa.

Per ciò che riguarda il ruolo delle tecnologie digitali, risalta la centralità assunta in assenza di compresenza fisica, così come appare rilevante l’accettazione non problematica del controllo digitale sugli spostamenti, ma riteniamo che questo dato sia da leggere insieme al peso attribuito alla responsabilità dei singoli per contenere il contagio.

Prossimamente sarà reso pubblico il Report finale. Un’anticipazione del Report è scaricabile dal seguente link

Sassari 17 aprile 2020