La vicenda del dott. Francesco Caruso, selezionato dall’Università Magna Grecia per un contratto di insegnamento di Sociologia dell’ambiente e del territorio (e non per una cattedra!) ha suscitato un acceso dibattito tra le forze politiche e sindacali locali, dibattito che è giunto anche agli onori della stampa nazionale. Il conferimento del contratto è stato fatto secondo le procedure previste dall’Ateneo e da una Commissione legittimamente designata:  Caruso avrebbe ed ha i titoli accademici per insegnare, ma gli si rimprovera il suo impegno politico che – a detta di alcuni – lo renderebbero un ‘cattivo maestro’.

La vicenda di Francesco Caruso deve richiamare la nostra attenzione di accademici e sociologi su alcuni elementi essenziali che hanno sempre caratterizzato la vita accademica:

  • l’autonomia: l’Università, come tante altre istituzioni, ha il diritto di reclutare il personale nel rispetto delle regole generali e della pertinenza-competenza disciplinare e scientifica. Sindacati e partiti politici non possono e non devono entrare in un campo – la qualifica professionale di un candidato – rispetto al quale non hanno alcuna legittimazione e competenza;
  • libertà di insegnamento: nella tradizione universitaria, la libertà di insegnamento ha sempre significato possibilità di esprimere il proprio pensiero, senza vincoli di lealtà alle forze politiche dominanti. Il superamento del ‘giuramento di fedeltà’ al regime è stata una delle conquiste della nostra democrazia, in virtù della quale i nostri Atenei hanno sempre dato ‘parola’ a docenti che professavano diverse appartenenze (politiche, religiose, culturali, ideologiche). Se così non fosse stato e non fosse, l’Università perderebbe la sua funzione  di formazione del pensiero critico, a favore di un pensiero unico, che è sempre allineato con i poteri dominanti.

La vicenda del dott. Francesco Caruso, deve, inoltre, ricordare a noi sociologi che, in tempi di crisi e di involuzione culturale, le scienze sociali – per eccellenza vocate al pensiero critico – sono oggetto di attacchi, che le vorrebbero mettere a tacere. Di qui la necessità di essere vigili e non soprassedere a nulla che le possa inficiare.

Nella speranza che la presente vicenda possa essere per noi monito a difendere spazi anche per il pensiero divergente, riteniamo opportuno pubblicare la lettera di risposta di Pietro Saitta ad Aldo Grasso, che ben sintetizza le preoccupazioni per un caso, che va ben oltre i confini del conferimento di un contratto di insegnamento.