{"id":14154,"date":"2023-03-07T16:19:04","date_gmt":"2023-03-07T15:19:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/?p=14154"},"modified":"2023-09-06T11:52:32","modified_gmt":"2023-09-06T09:52:32","slug":"i-sommersi-e-i-salvati-di-steccato-di-cutro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/en\/2023\/03\/07\/i-sommersi-e-i-salvati-di-steccato-di-cutro\/","title":{"rendered":"I SOMMERSI E I SALVATI DI STECCATO DI CUTRO"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 26 febbraio un\u2019imbarcazione di migranti si \u00e8 spezzata in mare davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, nel crotonese, in Calabria. Sono 72 i morti accertati, tra loro donne e bambini, e il bilancio non \u00e8 ancora definitivo. Il numero di naufraghi dispersi \u00e8 imprecisato. Alcuni scafisti sono stati arrestati e sono in corso le indagini per accertare la verit\u00e0 su quanto \u00e8 accaduto. Soprattutto si cerca di appurare cosa non abbia funzionato nella catena dei soccorsi. Il 2 marzo il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, si \u00e8 recato alla camera ardente per commemorare le vittime e all\u2019ospedale per confortare alcuni superstiti.<br>La tragedia di Cutro ha generato un\u2019ondata di emozioni collettive contrastanti. Le accese discussioni sull\u2019insuccesso dei soccorsi, le polemiche per le esternazioni del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi e, per converso, la generosit\u00e0 degli abitanti del posto intervenuti in aiuto dei superstiti, hanno attirato l\u2019attenzione di testate giornalistiche, dei social media e delle televisioni nazionali e internazionali. La commozione per la sequenza di piccole bare bianche, a ricordare la morte di bambini e bambine innocenti, continua ad alimentare la sofferenza e l\u2019indignazione nell\u2019opinione pubblica italiana, moltiplicando le domande e gli interrogativi sulle eventuali responsabilit\u00e0 giudiziarie.<br>Affinch\u00e9 queste tragedie non si ripetano \u00e8 necessario comprendere che il fenomeno migratorio non riguarda una massa indistinta di flussi, ma persone in carne ed ossa, con le loro storie, sofferenze, paure, con i loro progetti di vita, le loro aspirazioni per una condizione di vita migliore. Serve cio\u00e8 uno sguardo capace di comprendere la complessit\u00e0 sociologica della migrazione, dove le storie personali si intrecciano a vari livelli con i grandi fenomeni storici.<br>L\u2019AIS come associazione scientifica di sociologi e sociologhe crede che solo uno studio rigoroso e scientifico del fenomeno possa aiutare la sua gestione e il suo governo. Molti colleghi e colleghe sociologhe studiano da decenni questi movimenti di popolazione e sono nella condizione di mettere a disposizione del nostro paese e dei suoi cittadini le competenze tratte dallo studio scientifico dei problemi interni ed internazionali collegati ai fenomeni migratori, presenti non solo nel Mediterraneo ma in tante altre parti del mondo.<br>Molti hanno, ad esempio, indagato sul cammino doloroso che precede gli sbarchi (contrassegnato da una lunga odissea fatta di viaggi, privazioni, sfruttamento, violenze di ogni genere, a partire da quelle subite dai mercanti di esseri umani). Altri hanno studiato i meccanismi dell\u2019accoglienza, i loro elementi positivi ed i loro limiti; altri ancora, su scala pi\u00f9 vasta, hanno analizzato le politiche di integrazione sociale, politica e lavorativa dei migranti, documentando pi\u00f9 volte le tante discriminazioni a cui essi vanno incontro, unitamente ai pregiudizi culturali o razziali che spesso tendono a stigmatizzare la loro presenza; diversi sociologhe e sociologi hanno messo in luce le difficolt\u00e0 che non pochi migranti incontrano a livello etico e politico-culturale, per la fatica del cambiamento richiesto dall\u2019accettazione e condivisione delle regole e dei modelli di vita e di relazione propri di una democrazia, cio\u00e8 da un contesto di vita e di relazione tanto lontano dalle loro precedenti esperienze socio-politiche. O ancora, hanno dedicato la loro attenzione all\u2019analisi dei costi economici e dei vantaggi che l\u2019arrivo e l\u2019integrazione dei migranti comportano per i paesi di accoglienza, il loro impatto sulle relazioni tra paesi di provenienza e di arrivo, cos\u00ec come tra i paesi dell\u2019UE: in breve, si pu\u00f2 dire che una gestione appropriata, non ideologica, ma attenta alle specificit\u00e0 del fenomeno migratorio riguarda il nostro futuro prossimo, insieme alla qualit\u00e0 della democrazia in Italia e in Europa.<br>Da tutte queste ricerche un altro aspetto appare evidente: la questione migratoria \u00e8 cos\u00ec estesa da dover essere necessariamente affrontata in una prospettiva europea, superando la logica dell\u2019emergenza e mostrando capacit\u00e0 di ascolto, memoria storica e lungimiranza culturale e politica. La solidariet\u00e0 a favore di chi versa in condizioni di estremo bisogno, sebbene non disgiunta dalla fermezza verso ogni forma di illegalit\u00e0 o devianza, non pu\u00f2 essere in nessuno caso un elemento di divisione interna dell\u2019Italia. Viceversa, c\u2019\u00e8 bisogno, da parte di tutti e in primo luogo da parte delle classi dirigenti, di un\u2019autentica e realistica assunzione di responsabilit\u00e0, senza cedere alla paura o all\u2019illusione di trovare soluzioni facili quanto ingannevoli.<br>Per fortuna, ad alleviare la fatica necessaria per affrontare questo fenomeno epocale, ci viene in soccorso la consapevolezza della nostra storia, visto che noi italiani siamo, fin dall\u2019antichit\u00e0, un paese di immigrati (come i greci o gli arabi nelle regioni meridionali) e di emigranti (come i veneti, i calabresi e i siciliani, che nel Novecento sono partiti verso tutto il mondo, affrontando tragedie e sacrifici enormi, analoghi a quelli dei migranti odierni). Quindi sappiamo che la grandezza dell\u2019Italia \u00e8 assai debitrice verso questa storia di migrazioni, una storia che ci ricorda che i migranti siamo stati e siamo tuttora (pensando ai giovani italiani che oggi vanno a cercare lavoro nel mondo) noi stessi, al pari di ogni essere vivente in cerca di accoglienza e soccorso nel bisogno, in una reciprocit\u00e0 senza fine che deve tradursi in scelte politiche conseguenti, se vogliamo davvero onorare la nostra identit\u00e0.<br>Non possiamo nascondere l\u2019evidenza: siamo in presenza di un fenomeno di portata globale che richiede cooperazione internazionale e che ci riguarda direttamente, in quanto la direzione dei flussi migratori provenienti da Est (Oriente) e da Sud (Africa), vista la collocazione geografia dell\u2019Italia, rende il nostro paese un punto di attrazione privilegiato, oggi e negli anni a venire, per tanti disperati che fuggono da guerre, dittature, miseria, impoverimento e desertificazioni causate dal cambiamento climatico, o che cercano solo una vita pi\u00f9 dignitosa per s\u00e9 e i propri cari.<br>Bloccare queste persone, impedendogli con la forza di partire, respingerli, rimpatriarli, \u00e8, prim\u2019ancora che una strada che si scontra con i valori fondativi della nostra convivenza civile e democratica, una soluzione irrealistica per il semplice fatto che nega la realt\u00e0: i processi storici globali non si possono fermare con i muri, bisogna lavorare per provare a regolarli, evitando che la ricerca di soluzioni velleitarie contribuisca ad avviare una catena di comportamenti che provochi altre vittime. Peraltro, lo spopolamento in atto nel nostro paese, la cui drammatica gravit\u00e0 ogni giorno che passa viene ricordata dagli istituti di ricerca (denatalit\u00e0, squilibrio demografico e invecchiamento diffuso, problemi a catena nel mondo del lavoro e in quello pensionistico come pure nelle aule scolastiche, svuotamento di paesi, aree e intere zone dell\u2019interno, con un trend in netto peggioramento) rende urgente l\u2019elaborazione di adeguate e realistiche politiche di integrazione regolata.<br>Non possiamo accogliere tutti, alcuni vanno respinti per motivi di sicurezza, altri vanno redistribuiti in Europa (dove molti di loro vogliono andare, guardandoci solo come paese di primo transito) altri, tanti, abbiamo il dovere e l\u2019interesse di accogliere, in questo quadro le politiche amichevoli verso l\u2019immigrazione, concordate in chiave europea, costituiscono l\u2019unica via d\u2019uscita ed \u00e8 auspicabile che il Parlamento sia concorde in tale prospettiva. Nell\u2019attesa della piena attuazione di queste innovative politiche di accoglienza e integrazione, \u00e8 necessario respingere non i migranti ma le scelte perniciose che rendono pi\u00f9 difficili, incerte e pericolose le operazioni di salvataggio in mare. La nostra storia, la nostra identit\u00e0, la nostra democrazia, i sentimenti del nostro popolo e i risultati delle ricerche sociologiche ce lo chiedono ad alta voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Presidente e il Direttivo dell\u2019Associazione Italiana di Sociologia<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 febbraio un\u2019imbarcazione di migranti si \u00e8 spezzata in mare davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, nel crotonese, in Calabria. Sono 72 i morti accertati, tra loro donne e bambini, e il bilancio non \u00e8 ancora definitivo. Il numero di naufraghi dispersi \u00e8 imprecisato. 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