{"id":945,"date":"2020-04-16T11:49:37","date_gmt":"2020-04-16T09:49:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/?p=945"},"modified":"2020-10-08T12:12:50","modified_gmt":"2020-10-08T10:12:50","slug":"covid-19-in-italia-perche-la-sociologia-dovrebbe-contare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/en\/2020\/04\/16\/covid-19-in-italia-perche-la-sociologia-dovrebbe-contare\/","title":{"rendered":"Covid-19 in Italia: perch\u00e9 la sociologia dovrebbe contare"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giampietro Gobo ed Enrico Campo<\/strong><br>Universit\u00e0 di Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La recente diffusione, a livello mondiale, di un nuovo Coronavirus \u00e8 una rilevante questione di salute pubblica. Essa per\u00f2 pone problemi che esulano dal semplice ed esclusivo ambito virologico ed epidemiologico, per cui diviene necessario mobilitare saperi che afferiscano anche ad altre matrici disciplinari. Da questo punto di vista, il modo in cui \u00e8 stata affrontata l\u2019emergenza sanitaria Covid-19 in Italia, ma probabilmente anche in altri Paesi europei, mostra quanto il ruolo dei sociologi di varie specializzazioni (sociologia della salute, della scienza, dell\u2019ambiente, dell\u2019organizzazione, economica, dei media ecc.) sarebbe importante nella gestione di un problema cos\u00ec complesso e articolato come una pandemia. Nonostante ci\u00f2, sin dall\u2019inizio la diffusione del Covid-19, l\u2019epidemia \u00e8 stata presentata come una questione esclusivamente virologica ed epidemiologica, e si \u00e8 preferito adottare un approccio mono-disciplinare piuttosto che interdisciplinare: gli esperti, membri sia del comitato tecnico-scientifico nazionale (di supporto al Governo) che di quelli regionali (di supporto ai Governatori), sono stati reclutati quasi esclusivamente fra i medici. Certamente non fra gli psicologi, economisti, sociologi o antropologi. Eppure, la diffusione del Covid-19 non \u00e8 solo una questione virale o clinica, e pone problemi che oltrepassano l\u2019ambito strettamente medico (che rimane, ovviamente, centrale). La scelta di seguire un approccio mono-disciplinare e virologico ha probabilmente portato in dote una prospettiva riduzionista, e quindi a implementare politiche che hanno significativamente sottostimato gli aspetti economici, relazionali, organizzativi, psicologici; senza far tesoro delle esperienze e studi precedenti (come ad esempio quelli relativi alle politiche di contrasto all\u2019AIDS) che avevano mostrato come il benessere collettivo e la salute non siano di pertinenza soltanto dei medici, ma al contrario riguardino tutti (Epstein 1996).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019adozione delle misure legate al nuovo Coronavirus, il contributo di altri esperti e scienziati non-medici avrebbe probabilmente potuto evitare diversi errori che hanno, in alcuni casi, aumentato la diffusione del virus. Ad esempio un esperto di mass-media (se fosse stato ascoltato) avrebbe probabilmente invitato alla cautela alcuni virologi che a met\u00e0 febbraio, ancora all\u2019inizio dell\u2019epidemia, citavano infauste analogie con l\u2019influenza spagnola (che tra il 1918 e il 1920, in situazioni ambientali e sanitarie molto diverse \u2013 si era appena usciti da una guerra, non esistevano gli antibiotici e gli antivirali ecc., uccise tra i 50 e 100 di milioni di persone nel mondo). Queste narrazioni, poi riprese e amplificate dai media \u2013 che ormai da tempo sono diventanti degli \u201cimprenditori della paura\u201d (Furedi 1997, Glassner 1999) e che sostengono quella peculiare forma di intrattenimento con temi apocalittici, che Foster (2014) ha definito apocotainment \u2013 hanno alimentato scenari catastrofici e scatenato il panico. Le persone, anche con sintomi lievi, prese dal panico si sono riversate nei pronto soccorso degli ospedali (da sempre gli ambienti pi\u00f9 infetti che ci siano), che a loro volta sono diventati dei luoghi di diffusione del virus. Inoltre, \u00e8 probabile che l\u2019iniziale presa d\u2019assalto dei supermercati abbia causato un\u2019ulteriore accelerazione dei contatti e della propagazione del virus. Uno studioso dei media avrebbe anche consigliato di gestire diversamente la comunicazione (da parte del Governo) di misure restrittive per tutto il territorio nazionale: la sconsiderata fuga di notizie ha determinato la corrispettiva fuga dalle metropoli del nord di lavoratori e studenti meridionali, che ha portato all\u2019improvviso nei loro paesi d\u2019origine un virus che sarebbe arrivato probabilmente pi\u00f9 lentamente, magari in forma pi\u00f9 lieve (perch\u00e9 con il tempo i virus si depotenziano) e quando al nord era forse superato il picco di malati gravi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conseguenza pi\u00f9 evidente e deleteria di tale logica riduzionista e monodisciplinare \u00e8 stata l\u2019adozione di un approccio standardizzato e uniforme all\u2019emergenza, anzich\u00e9 contestuale (che \u00e8 proprio della sociologia): di fatto, progressivamente sono state prese le stesse misure per tutte le situazioni e per tutto il territorio nazionale, sebbene la situazione fosse diversissima regione per regione. In tal modo si \u00e8 livellata la diversit\u00e0 d\u2019impatto del virus; in altri termini, evitando di pensare a misure mirate, circoscritte per fasce di popolazione pi\u00f9 vulnerabile, per condizioni urbane, strutture demografiche, modelli relazionali ecc. si \u00e8 dato, per usare una nota analogia, un paio di scarpe della stessa misura per tutti i piedi. Invece, i tassi di mortalit\u00e0 di covid-19 sono legati a molteplici fattori socio-demografico-ambientali: la struttura demografica della popolazione, la struttura abitativa, il tessuto urbano, la composizione famigliare, ecc. fino all\u2019inquinamento dell\u2019aria (Burnett et al. 2018). Chiaramente, per comprendere processi complessi, come ad esempio gli alti tassi di mortalit\u00e0 della Lombardia, non ha senso cercare una causa unica, poich\u00e9 intervengono sempre molteplici fattori. E alcuni fattori hanno un\u2019incidenza e un peso maggiori rispetto ad altri. Tra questi, i principi organizzativi del sistema sanitario regionale hanno certamente inciso maggiormente sulla diffusione della malattia. In Lombardia si \u00e8 optato per un\u2019ospedalizzazione degli infetti molto superiore rispetto a quella del Veneto. Il Veneto ha quindi fatto maggiore affidamento sui presidi sanitari diffusi sul territorio e su una mappatura pi\u00f9 dettagliata degli infetti, mentre la Lombardia ha preferito adottare una strategia centralizzata, che ha ulteriormente esasperato le fragilit\u00e0 degli ospedali (Nacoti et al. 2020).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli effetti negativi della standardizzazione si possono osservare anche nelle prescrizioni pratiche. Il caso delle mascherine, imposte come obbligatorie in alcune Regioni italiane, \u00e8 in tal senso esemplare. L\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha sostenuto che sono utili per non diffondere il virus se indossate da persone malate e sono indispensabili per gli operatori sanitari; ma invita alla cautela rispetto all\u2019uso generalizzato, sottolineando che non ci sono sufficienti prove scientifiche del fatto che le mascherine aiutino una persona sana a evitare l\u2019infezione. L\u2019OMS invita quindi a una certa cautela al loro uso indiscriminato e standardizzato anche in ragione del (pericoloso) senso di sicurezza che l\u2019uso della mascherina potrebbe indurre in chi la indossa. Il ragionamento dell\u2019OMS \u00e8 quindi contestuale: specifica in quali condizioni esse sono utili oppure inutili o addirittura dannose. Chiaramente questo \u00e8 molto pi\u00f9 difficile da comunicare a un pubblico vasto, soprattutto se sono i mass media i soggetti a cui viene delegata questa funzione. Eppure, esso \u00e8 un discorso scientifico, articolato e sistemico, che tiene conto della complessit\u00e0 dei processi in atto. Purtroppo l\u2019approccio alla complessit\u00e0 \u00e8 scientifico ma non \u00e8 facilmente comunicabile a un vasto pubblico, come invece lo sono le misure standardizzate. Inoltre, le politiche riduzionistiche, che non si fondano su criteri sistemici, non tengono conto delle conseguenze non virologiche e sanitarie (a breve e medio termine) delle azioni adottate: ad esempio l\u2019inquinamento ambientale causato dall\u2019uso delle mascherine, prodotte con materiali non riciclabili o difficilmente smaltibili, potrebbe avere un forte impatto ecologico (in Cina se ne producono di gi\u00e0 200 milioni al giorno e sono stati gi\u00e0 segnalati ritrovamenti di mascherine usate sulle spiagge di Hong Kong e dell\u2019isola di Soko). Allo stesso modo, non sono stati tenuti in debita considerazione i rischi di mortalit\u00e0 connessi alle conseguenze di uno stile di vita sedentario (come ad esempio un incremento dell\u2019obesit\u00e0, e di cardiopatie), il probabile aumento delle malattie mentali e dei danni psichiatrici provocati dalla solitudine e dall\u2019ansia da isolamento (Brooks et al. 2020), stress e insonnia, cos\u00ec come l\u2019impossibilit\u00e0 di continuare terapie che necessitano una certa costanza; per non parlare dei rischi connessi alla convivenza forzata in situazioni familiari contrassegnate dalla violenza, e in particolare nel caso della violenza di genere (Erba\u015f 2020).<br>La recente istituzione di una task force per la \u201cfase due\u201d (cio\u00e8 il graduale ritorno alla vita sociale e produttiva), composta in prevalenza da esperti \u201cin materia economica e sociale\u201d (con la presenza di un sociologo del lavoro) che dialogheranno con il comitato tecnico scientifico gi\u00e0 esistente, potrebbe rappresentare un importante elemento in controtendenza rispetto all\u2019approccio riduzionista e standardizzato fin qui adottato. E quello che molti di noi si aspettano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riferimenti bibliografici<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brooks, Samantha K., Rebecca K. Webster, Louise E. Smith, Lisa Woodland, Simon Wessely, Neil Greenberg, and Gideon James Rubin. 2020. \u201cThe Psychological Impact of Quarantine and How to Reduce It: Rapid Review of the Evidence.\u201d The Lancet 395 (10227): 912\u201320. https:\/\/doi.org\/10\/ggnth8.<br>Burnett, Richard, Hong Chen, Mieczys\u0142aw Szyszkowicz, Neal Fann, Bryan Hubbell, C. Arden Pope, Joshua S. Apte, et al. 2018. \u201cGlobal Estimates of Mortality Associated with Long-Term Exposure to Outdoor Fine Particulate Matter.\u201d Proceedings of the National Academy of Sciences 115 (38): 9592\u201397. https:\/\/doi.org\/10\/gfgbcx.<br>Epstein, Steven. 1996. Impure Science: AIDS, Activism, and the Politics of Knowledge. Berkeley: University of California Press.<br>Erba\u015f, Merve. 2020. \u201c\u2018StayAtHome\u2019 vs. the Protection of Women against Domestic Violence in the Outbreak of COVID- 19.\u201d European Law &amp; Gender. April 7, 2020.<br>Foster, Gwendolyn Audrey. 2014. Hoarders, Doomsday Preppers, and the Culture of Apocalypse. New York, New York: Palgrave Macmillan.<br>Furedi, Frank (1997). Culture of Fear. Risk Taking and the Morality of Low Expectation. London: Continuum, 1997.<br>Glassner, Barry (1999). The Culture of Fear: Why Americans Are Afraid of the Wrong Things. New York: Basic Books.<br>Nacoti, Mirco, Andrea Ciocca, Angelo Giupponi, Pietro Brambillasca, Federico Lussana, Michele Pisano, Giuseppe Goisis, et al. 2020. \u201cAt the Epicenter of the Covid-19 Pandemic and Humanitarian Crises in Italy: Changing Perspectives on Preparation and Mitigation.\u201d NEJM Catalyst Innovations in Care Delivery 1 (2). https:\/\/doi.org\/10.1056\/CAT.20.0080.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"576\" data-src=\"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/covid-19-4922384_1280-768x576-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-946 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.ais-sociologia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/covid-19-4922384_1280-768x576-1.jpg 768w, https:\/\/www.ais-sociologia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/covid-19-4922384_1280-768x576-1-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.ais-sociologia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/covid-19-4922384_1280-768x576-1-300x225.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/576;\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giampietro Gobo ed Enrico CampoUniversit\u00e0 di Milano La recente diffusione, a livello mondiale, di un nuovo Coronavirus \u00e8 una rilevante questione di salute pubblica. 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