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La storia delle musiciste ci rivela un’identità sociale spesso cancellata dalla storiografia
musicale europea. Molte donne furono al contrario protagoniste, autorevoli
professioniste o attente testimoni della società musicale a loro contemporanea. Se
alcune goderono del privilegio di nascere in famiglie di musicisti e di essere educate al
mestiere musicale, e altre trovarono un ambiente favorevole alla loro creatività in
convento, molte, invece, non riuscirono ad esprimere la propria genialità.
Il divieto di esibirsi in pubblico una volta sposate, la preclusione alle cariche e alle
carriere musicali, riservate agli uomini, la mancanza di istituzioni pubbliche che
consentissero percorsi educativi pari a quelli dell’altro sesso hanno indotto l’obsolescenza di moltissime figure femminili dalle spiccatissime qualità e determinato la sparizione del loro lascito artistico dalla memoria collettiva. Retaggio culturale duro
da sradicare, che arriva talora fino ai nostri giorni, tanto da rendere raro, soprattutto nel nostro Paese, vedere sul podio una direttrice
d’orchestra.
La Giornata di studio, promossa dai Dipartimenti di Scienze della Formazione e
di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, patrocinata dalla Sezione AIS Studi di Genere,  il concerto che si tiene l’11 aprile presso il Teatro Palladium, e la Mostra a cura dell’Associazione Toponomastica femminile, aperta al pubblico fino all’11 maggio, intendono offrire un contributo alla riscoperta delle storie di vita, dei volti e delle opere di tante protagoniste dell’arte musicale del passato e del presente.
Saranno rilasciati attestati di partecipazione e la frequenza è valida come tirocinio
interno per sde, eduform, edunido.

 

Le Musiciste pieghevole