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L’Atelier di ricerca sulla narrazione e l’immaginario Funes dell’Università di Napoli “Federico II”, il Gruppo di ricerca sui legami sociali Riles del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia e l’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera Italiana di Lugano si uniscono in un progetto dal titolo “Per una sociologia sensibile”, dove l’aggettivo vuole essere inteso secondo diverse accezioni.

1) Una sociologia che presti attenzione alle esperienze sensoriali (emozioni, stati d’animo, sentimenti, passioni) attraverso le quali il soggetto crea legame sociale, interpreta la e agisce nella realtà sociale che lo circonda. Il riferimento diretto è alla teoria di Georg Simmel: «I nostri sentimenti cadono su di noi come la pioggia o il sole, senza che la nostra volontà sia padrona del loro apparire o scomparire. […] Noi siamo fatti ormai in modo tale che abbiamo bisogno non solo di una certa proporzione di verità ed errore come base della nostra vita, ma anche di una certa proporzione di chiarezza e di vaghezza nell’immagine dei nostri elementi esistenziali. Ciò che vediamo con precisione fin nell’ultimo fondamento, ci mostra proprio per questo i limiti del suo interesse ed impedisce alla fantasia di intessere i fili delle sue possibilità, della qual cosa non può ripagarci alcuna realtà». In tale direzione, risulta interessante riflettere non soltanto sull’utilizzo del sentire nello studio sociologico, ma anche sui modi attraverso cui viene raccontato, e quindi esperito, ciò che si percepisce: un’attenzione precipua, quindi, alle narrazioni, alle pratiche filosofiche, alle forme di immaginari e di immaginazione sociologica.

2) Una sociologia che sia attenta agli incroci e alle interazioni che vengono a crearsi con riflessioni di altri ambiti di studio che sempre più spesso vengono considerati marginali (leggi: non rientranti nei settori scientifici disciplinari sociologici) da un pensiero dominante scientifico che sembra stia affermandosi sempre di più nel contesto italiano. In questo senso, ci riferiamo in particolare ai rapporti che la sociologia intrattiene con la filosofia, la storia, la letteratura, la cinematografia e più in generale l’audiovisivo, gli studi sulle narrazioni, ecc. Crediamo che uno scambio intenso con ricerche di questi settori e una collaborazione attiva con studiosi provenienti dalle suddette discipline possano essere forieri di un ampliamento della capacità di comprensione sociologica della realtà sociale.

3) Una sociologia che, per una consapevole e responsabile diffidenza nei confronti di un paradigma razionalistico radicale, sappia riconoscersi come una pratica che non si costruisce sul principio dell’esattezza, ma della pertinenza e del coinvolgimento. Nel senso comune si tende spesso ad accomunare la sensibilità con la fragilità. Una sociologia consapevolmente sensibile può trasformare questo tipo di fragilità positivista in una risorsa comprendente.

Per approfondire le tematiche sopra esposte, si terranno tre incontri che vogliono porsi come inizio di un percorso di riflessione sulla sociologia sensibile da portare avanti con successive iniziative e forme di riflessione. Gli eventi sono patrocinati dalla sezione Vita Quotidiana dell’Associazione Italiana di Sociologia.

Il programma completo del ciclo di seminari è scaricabile a questo link.

Il programma dettagliato della seconda tappa del ciclo di seminari è scaricabile a questo link.