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Pur avendo la Sociologia assunto un ruolo importante nell’evoluzione del sistema di welfare e l’attività professionale del sociologo conquistato ruoli strategici e innovativi nell’attivazione di nuovi servizi e nella gestione dei processi di trasformazione che hanno attraversato il nostro Paese, il riconoscimento della professione resta ancora un grosso problema. Oggi più di ieri l’esigenza di ridefinizione del profilo professionale del sociologo deve fare i conti non solo con il processo di ridimensionamento e riorganizzazione del sistema dei servizi ma con alcuni recenti eventi che potrebbero produrre forti effetti sulla professione: da una parte la pubblicazione – nel novembre 2017 – della norma tecnica UNI; dall’altra, l’emanazione – all’inizio dell’anno in corso – della legge n. 3/2018. Se la prima – costruita a partire dalla L. 4/2013, che permette alle professioni non ordinistiche di dotarsi di norme tecniche volontarie – cerca di ridefinire l’identità del sociologo stabilendo i requisiti di conoscenza, abilità e competenza che il professionista dovrebbe possedere per svolgere le sue attività ed essere “certificato”, la seconda, nell’istituire l’area delle professioni socio-sanitarie ed inserendo nella stessa anche il professionista in questione, lascia presagire che ci potranno essere nuove possibilità occupazionali e nuovi ruoli per il sociologo, in ambito socio-sanitario.

Obiettivo del convegno è quello di fare luce sui citati avvenimenti, anche al fine di prefigurare il possibile ruolo del sociologo della salute nel sistema dei servizi socio-sanitari.

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