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Nella contemporaneità, corpi, generi e generazioni diversi tracciano il perimetro dell’esperienza dell’impossibile realizzazione di ciò che teoricamente appariva come plausibile – la cittadinanza matura come sinonimo di civiltà. Al contempo, generi e generazioni costituiscono gli assi su cui si dipana l’intera materia della violenza polisemica come reazione individuale e collettiva al limite esperito e al tramonto delle utopie superomistiche del Novecento.
La violenza, quindi, investe la società nel suo complesso, ma taluni corpi si trovano a maggiore rischio di esposizione rispetto ad altri. E quando quegli stessi corpi diventano oggetto di violenza ‒ violenza quotidiana e routinizzata e violenza politica e strutturale ‒ assumono un profondo significato politico, perché testimoniano il misconoscimento cui sono sottoposti.

Il convegno si propone di individuare gli spazi del possibile a partire dagli ambiti relazionali della violenza polisemica, contestualizzandoli all’interno delle diadi straniero‒nativo; sesso‒genere; giovane‒anziano etc., di rendere plausibile un ‘operazione ricostruzionista di pratiche di relazione capaci di creare empowerment, di distinguere quelle pratiche interpersonali e istituzionali chelegittimano e normalizzano le violenze su base routinaria; di individuare le strategie discorsive, di condotta oppure di retorica politica, sia simboliche che materiali, che neutralizzano il rimorso e la vergogna sociali, anestetizzandoli, quando l’oggetto della forma di negazione sia un soggetto vulnerabile, in quanto subordinabile attraverso uno o più componenti della propria configurazione identitaria.

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