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La morfologia della città contemporanea è cambiata assieme alla società che la abita e al modo in cui le attività si distribuiscono sul territorio. Gli effetti della globalizzazione economica si sono combinati con i processi di sviluppo locale così come con i mutamenti nelle caratteristiche e negli stili di vita delle popolazioni nel definire la nuova morfologia urbana. Molte attività prima localizzate in città si sono trasferite al di fuori dei suoi confini, in un territorio peri-urbano, di più ambigua identità, che conferisce alla città una forma sempre più diffusa. Si tratta delle attività dei comparti produttivi più tradizionali e del commercio di prossimità maggiormente coinvolti nella ristrutturazione dell’impresa post-fordista e della distribuzione commerciale, ma anche delle residenze delle giovani famiglie di ceto medio alla ricerca di soluzioni edilizie più economiche, spaziose e di migliore qualità. Le conseguenze morfologiche della de-urbanizzazione sono visibili nella formazione di sistemi urbani e metropolitani sempre più estesi e policentrici (è il caso dei macrosistemi urbani dell’area padano-veneta, emiliana ma anche di quelli, per quanto più contenuti, delle aree che fanno riferimento alle principali metropoli del centro e sud Italia) e nei fenomeni dell’aumento del consumo di suolo e della ristrutturazione dello spazio metropolitano in funzione della mobilità.

Tuttavia, non tutte le attività si sono disperse nel peri-urbano e una nuova domanda di localizzazione centrale sta interessando il settore produttivo, in particolare i centri direzionali delle imprese multinazionali, il terziario avanzato ad elevato contenuto tecnologico e intellettuale e il variegato mondo dell’economia della conoscenza, della cultura e del turismo. Nell’ultimo decennio le città di grandi e medie dimensioni, che dalla metà degli anni Settanta avevano visto un costante calo demografico, sono state interessate da un aumento della popolazione. Si scorgono i primi segni di un fenomeno, già osservato in altre città europee, di aumento dell’attrattività del centro urbano nei confronti dei ceti sociali elevati: élite transnazionali e multi-locali che appartengono a nuova popolazione cosmopolita provvista di ingenti risorse economiche e sociali e di forti legami internazionali. La loro presenza ha dato nuovo valore ai quartieri centrali e semi-centrali in cui hanno preso residenza, creando servizi e attrattive di cui hanno beneficiato anche le popolazioni locali e l’immagine della città che li ospita. Le conseguenze morfologiche della ri-urbanizzazione sono evidenti nell’intensificazione dell’uso della città nello spazio e nel tempo, così come nella proliferazione dei progetti, delle opere e degli eventi urbani (spesso finalizzati a rinnovarne l’immagine e a creare nuove centralità).

La call accoglie proposte di relazione sul tema, con particolare riguardo alla presentazione di risultati di studi empirici condotti dagli autori e dalle autrici nelle città italiane e degli altri Paesi ad elevato livello di sviluppo negli ultimi dieci anni e di progetti di rilevanza nazionale e internazionale. Particolare attenzione dovrà essere dedicata dagli autori alla lettura critica delle conseguenze “fuori luogo” dei processi di de- e ri-urbanizzazione e alla possibile ri-concettualizzazione della città come luogo (confini territoriali, amministrativi, geografici, sociali ecc., spazi e identità urbane; ecc.).

 

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