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Il dibattito sulla diffusione delle tecnologie digitali (IoT, AI, big-data analytics, smart-manufacturing, automazione intelligente) nei luoghi di lavoro soffre della scarsità di studi empirici e resta il più delle volte sul piano della riflessione teorica o delle stime sul futuro del lavoro. In letteratura, vi sono da un lato gli studiosi che vedono nella diffusione delle tecnologie digitali grandi capacità trasformative, l’aumento della produttività e l’opportunità per migliorare la qualità del lavoro (Autor, 2015; Brynjolfsson e McAfee 2014; Newell e Marabelli, 2015), e dall’altro gli studiosi che evidenziano i rischi della perdita di un numero crescente di posti di lavoro, la crescita delle diseguaglianze, l’intensificazione del controllo e il peggioramento delle condizioni lavorative (Constantinides et al., 2018; De Stefano, 2016; Frey e Osborne 2017; Kellogg et al., 2019; Moore 2018; Spencer 2017).
Al di là della discussione sull’effetto macro e quantitativo del cambiamento tecnologico sull’occupazione, cioè sui saldi occupazionali e sulla composizione della domanda di lavoro, che vede ancora una volta il contrapporsi degli ottimisti e dei pessimisti, ciò su cui interessa richiamare l’attenzione in questa Special Issue è come, dal punto di vista dei soggetti coinvolti (lavoratori/trici ma anche il management), il modo di lavorare stia mutando nei diversi e concreti luoghi di lavoro e con quali conseguenze in termini di processi di soggettivazione e di qualità del lavoro e della vita lavorativa.

  • Invio proposte entro il 15 febbraio 2020
  • Esiti della selezione entro il 1° marzo 2020
  • Articolo completo entro il 15 maggio 2020

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