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A chi provasse a digitare l’aggettivo “neo-polanyian” sul motore di ricerca google potrebbe capitare di imbattersi in oltre 200.000 occorrenze. Sarebbe sufficiente anche solo questa evidenza bibliometrica a segnalare il rinnovato interesse e la fortuna di cui è tornato a godere il pensiero di Karl Polanyi (1886-1964), e a persuaderci dell’opportunità di rivisitare oggi la prospettiva teorica di questo grande sociologo e antropologo dell’economia, per riconsiderare alla luce delle sue categorie interpretative, la crisi che viviamo nel presente, le sue ragioni e le possibili vie d’uscita. La denuncia dell’“utopia” del mercato autoregolato e delle finzioni concettuali su cui si fonda l’antropologia dell’homo oeconomicus, inteso come attore orientato esclusivamente a massimizzare il proprio utile, rappresenta il filo conduttore dell’analisi che Polanyi ha fatto di quel processo di “grande trasformazione” della società occidentale che tra il XIX e il XX secolo si è articolato in una tensione costante e conflittuale fra l’affermarsi – attraverso un processo storico complesso – dell’economia di mercato, la realizzazione dei progetti di emancipazione umana (che avevano caratterizzato la riflessione dell’Età dei Lumi) e la difesa della dinamica sociale nei riguardi degli effetti destrutturanti del mercato. In un certo senso oggi, nel secondo decennio del XXI secolo, ci troviamo alla prese con problemi analoghi. Anche il presente è investito da una “grande trasformazione” neoliberale dell’assetto complessivo della società. Adesso, come allora, il “libero” mercato viene costruito politicamente, promosso artificialmente e presentato come un inevitabile dato naturale. Le politiche economiche tendono a mimetizzarsi e a occultarsi all’interno di discorsi tecnici, legati a standard di efficienza e a parametri di oggettività e sostituiscono il ruolo tradizionale della “politica”. Anzi, ora è più intenso che mai l’impulso a dar vita a mercati fittizi o a quasi-mercati perfino nell’ambito di quei settori tradizionalmente esclusi dall’orbita del mercato, come i servizi pubblici, l’educazione, il welfare, ecc. Da questo punto di vista, la lezione dell’“inattuale” Polanyi appare particolarmente rilevante, perché ripropone il tema di un’analisi critica della realtà come presupposto essenziale per definire nuovi modelli di relazioni umane.

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