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La montagna è da sempre stata un territorio sottoposto a una molteplicità di vincoli: pendenze, scarsità di spazio, condizioni climatiche e stagionali, isolamento, relativa distanza dagli altri. Questa particolare geografia è allo stesso tempo un elemento di attrattività e profitto (es. turismo), un forte vincolo allo sviluppo territoriale (Attali, Dalmasso, Granet-Abisset, 2014) e generatrice di pressioni ambientali e conflitti d’uso, ma anche fonte di innovazione sociale (Klein, 2016) e di creatività in termini di occupazione spaziale, gestione delle risorse, organizzazione del lavoro (multi-attività, ecc.), di residenza, governance e di ritmi di vita (es. alternanza stagionale).

I vincoli della montagna costringono l’innovazione e un costante adattamento da parte delle popolazioni (Terrier, 2011), delle organizzazioni e degli attori locali, dell’economia e dei servizi, con delle specificità in termini di stagionalità, bassa densità e vulnerabilità sociale. Questi vincoli concorrono a definire una condizione «montana» e una specifica «abitabilità» nel senso dato dal geografo Eric Dardel, ossia una modalità di conoscenza del mondo e un «tipo di relazioni affettive lontano da un approccio astratto o da uno spazio tecnocratico» (Dardel, 1952), che vorremmo definire secondo un approccio cronotopico (Drevon et al., 2017).

La conferenza si propone di interrogare e di precisare il concetto di «abitare la montagna» raccogliendo contributi teorici ed empirici su casi alpini o di montagna.  Nello  specifico,  intendiamo approfondire le risposte degli abitanti (temporanei o permanenti) e le iniziative giuridiche, economiche, sociali, ambientali e comunitarie che, a livello individuale o collettivo, si sviluppano per far fronte ai vincoli della montagna.

La vulnerabilità (Soulet, 2005) e la precarietà delle persone, delle organizzazioni e dei territori saranno anche esaminate in base alla loro capacità di riprodurre forme di vulnerabilità, ma anche rispetto alla loro capacità di superarla attraverso l’innovazione ordinaria (Alter, 2000) sociale e tecnologica, o addirittura di renderla un bene, una risorsa specifica (Gumuchian,  Pecqueur, 2007), che contribuisce all’abitabilità dei territori di montagna (memoria, cultura, economia locale, tessuto associativo, ecc.) e al benessere sostenibile, che si sta cercando attualmente di definire attraverso degli indicatori (Le Queau, 2014 ; Lepage, 2011).

In un contesto di incertezza e di fronte alle questioni legate ai cambiamenti climatici, i saperi e le competenze, le forme di organizzazione flessibili, agili, leggere, alternative e temporanee sviluppate in montagna in termini di adattamento e abitabilità, possono interessare anche altri tipi di contesto e scale.

La Call è aperta a geografi, urbanisti, sociologi, architetti, storici, antropologi, econimisti e giuristi. Il convegno accoglie proposte di relazione sulle seguenti aree tematiche (non esclusive): multi-localismo, invecchiamento, adattamento ai cambiamenti climatici, contrasto allo spopolamento dei territori, urbanizzazione della montagna e rapporto città/montagna, turismo, mobilità e accessibilità ai servizi, multi-attività e lavori stagionali, turismo, nuovi usi e nuovi popolazioni, …

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