La dipartita del prof. Enzo Rutigliano (“Enzino”, per gli amici) merita di essere sottolineata con la stima e l’affetto che vanno oltre le parole d’occasione. Il suo mezzo secolo di residenza a Trento è contrassegnato dalla perseverante attenzione per l’opinione pubblica, la collaborazione saltuaria alla stampa locale, la dedizione radicale al lavoro universitario in loco. In ciò è stato (forse) il primo sociologo non autoctono (ma brindisino nato a Milano).

A me, suo conoscente ed amico sin dall’inverno 1969-70, pur di una quasi-generazione più giovane, preme ricordarlo così. Ancora da studente, Enzo era uno dei più attenti alle lezioni di F. Alberoni, GE. Rusconi, A. Izzo, e sempre seduto in prima fila. Nelle assemblee del Movimento Studentesco si è fatto sempre portavoce della ‘coscienza critica’ in chiave un po’ liberal-libertaria e un po’ filosofico-illuministica. Da qui le radici della sua ‘vocazione’ sia di studioso del pensiero sociologico che di docente di sociologia a indirizzo teorico-critico. Tutto questo ci ha sempre assimilato, nonostante il mio gusto (un po’ springstiniano) per la “ricerca sul campo” e per i “flussi innovativi”.

L’albero della sua passione intellettuale si è pervicacemente nutrito della linfa tedescofona espressa dalle opere di Hegel, Marx, Weber, Korsch, Adorno, Nietzsche, Benjamin, Canetti. Con il letterato Canetti, poi, strinse una vera e propria ‘affinità’ intellettuale (a distanza) basato sul comune interesse per il rapporto “intellettuali-masse” quale chiave di lettura del pensiero illuministico-critico della Modernità. Ciò nonostante il fatto che nessuno dei due abbia mai eretto una barricata, organizzato uno sciopero, capeggiato una rivolta popolare, partecipato ad un concerto rock, rincorso dei rave o dei movimenti no global. Invece, hanno frequentato (anche nottetempo) le ‘sudate carte’ (come ebbe a scrivere Macchiavelli) d’autore e la stampa d’informazione.

Di Enzo nei suoi anni migliori è nota è la tagliente ironia, sempre espressa con un linguaggio ricco di punteggiatura. Solo quando gli feci presente che gli intellettuali europei hanno sempre discusso delle masse sociali un po’ come Hollywood ha fatto di King Kong o Godzilla, Superman o Batman, non gli strappai un sorriso. Eppure, mi parve non in disaccordo. D’altronde, nessuna delle malattie infantili della ‘sinistra’ del Novecento era appiccicata sulle sue corde linguistiche.

Infine, ricordo un proposito di Enzo: non far scomparire, all’indomani del varo della Legge Gelmini, il titolo di “Facoltà di Sociologia” dal Palazzo di Via Verdi. Per tutti noi, ex-studenti ed ex-docenti, lui meriterebbe la dedica di un’Aula, forse anche arredata con la cattedra ed il 1° banco-studenti dell’ex-Aula 5, quella delle grandi lezioni e delle grandi assemblee del ‘68-‘71, se ancora (auspicabilmente) conservati in qualche magazzino locale. A testimonianza che il potere dell’immaginazione critica merita sempre uno spot in prima fila nell’arena delle scienze sociali.

 Bruno Sanguanini

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Per ricordare la figura di Enzo Rutigliano e sottolineare il suo contributo nel disegnare lo sviluppo degli studi sociologici a Trento, il Dipartimento ha previsto un momento di ricordo che si terrà sabato 30 giugno, alle ore 11, nella corte interna di Sociologia.