Il 23 gennaio 2019 è morto, all’età di 72 anni, Erik Olin Wright, Vilas Distinguished Professor of Sociology presso l’Università del Wisconsin-Madison e Past President dell’American Sociological Association. Lo studioso americano per oltre quarant’anni si è occupato della definizione e della rilevanza del concetto di classe sociale in una prospettiva neomarxista.

La sua opera maggiore, quella della maturità, su questo tema è Class Counts {Cambridge University Press, 1997}, dove esamina alla luce delle proprie teorie un largo ventaglio di dati empirici provenienti da alcuni paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti. Sin dagli anni Novanta ha promosso una concezione della “utopia possibile” (si veda in particolare il suo libro uscito nel 2010 con il titolo Envisioning Real Utopias) con la quale si propone di “realizzare una visione egualitaria di un mondo alternativo ” nell’ambito di una “scienza sociale emancipata”. Per Erik Olin Wright le modalità della democrazia utilizzabili nelle utopie reali sono tutte e tre le possibilità della democrazia diretta, rappresentativa e associativa, con una enfasi relativa alle strutture partecipative.

Poco prima di morire, sul suo blog personale, ha lasciato un messaggio che è uno straordinario testamento intellettuale e umano. In esso richiama il suo “ostinato tentativo di rivitalizzare la tradizione marxista e renderla più profondamente rilevante per la giustizia sociale e la trasformazione sociale di oggi” fondandola su “una comprensione scientificamente valida di come il mondo effettivamente funziona”, consapevole di essere solo “polvere di stelle”  cui è dato il privilegio di sperimentare quanto “sia stato straordinario essere vivi e consapevoli di essere vivi e consapevoli di essere consapevoli di essere vivi”.

In foto, la prof.ssa Enrica Amaturo ed Erik Olin Wright in un recente convegno a Napoli.