A seguito dell’audizione presso il Cun della presidente Amaturo sulla nuova classe di laurea magistrale in Data Science, i rappresentanti dell’area 14 hanno inviato alla presidenza CUN questa lettera:

Carissimi,

vorremmo innanzi tutto ringraziarvi per aver ideato le audizioni in corso, dedicate all’ipotesi di nuove classi di laurea. Accompagnare l’evoluzione dei saperi, segnare il protagonismo del CUN, adottare una così ampia consultazione connotano la positività di questa iniziativa sia nel metodo sia nella sostanza.

Ci permettiamo di richiamare la vostra attenzione in particolare su “Data Science”, anche a seguito di ulteriori contatti che abbiamo avuto con le nostre comunità scientifiche.

Come certamente ricorderete, durante il giorno delle audizioni dedicate a quella classe molti interventi di “non-sociologi”hanno sollecitato l’inclusione di insegnamenti di sociologia, ritenuti di grande utilità sotto vari aspetti: per meglio definire gli obiettivi e l’uso dei dati, per valutare la loro qualità, per contestualizzarli, per sondarne le ricadute, per attingere l’interpretazione anche da ambiti  in cui il sapere sociologico è indispensabile. Si tratta di ambiti davvero numerosi: analisi dei consumi (citata il 14 giugno dagli economisti); ma anche ricerche di marketing o su atteggiamenti e opinioni; analisi di impatto comunicativo e sociale; e molto altro ancora.

Questi molteplici riferimenti, espressi da “esterni”, ci sembrano un significativo riconoscimento della lunga tradizione di analisi dei dati che attraversa le nostre discipline fin dal loro sorgere (v. p. es. Durkheim) e che ha offerto contributi fondamentali anche alla statistica (v. p. es. Lazarsfeld). Tuttora la “scienza dei dati” è una componente indispensabile nelle conoscenze del sociologo, come testimoniano svariati libri ad essa dedicati (v. p. es. – fra i tanti – Cannavò-Frudà, “Dall’analisi esplorativa al data mining”, Carocci); intere Collane (v. p. es. quella di “Medodologia delle scienze umane”, Angeli); le nostre Scuole estive di formazione intensiva come anche alcuni eccellenti master, nazionali e internazionali; la Rivista dell’Associazione Italiana di Sociologia (v. p. es. l’ultimo numero dedicato ai “Big Data”), etc. Inoltre, come p. es. nella sede di Napoli – Federico II,  stanno sorgendo corsi di laurea nell’area della “Data Science” proprio grazie al protagonismo dei sociologi.

Vorremmo fosse chiaro che se proponiamo la sociologia come uno degli insegnamenti qualificanti in quella LM, non è per ragioni meramente corporative. Come hanno già richiamato, nelle proprie audizioni, le Proff. Amaturo e Facchini, teniamo molto alla definizione degli orizzonti teorici per una proficua interdisciplinarietà e per una formazione animata da un’ampia consapevolezza metodologica sulle logiche di indagine e sulla costruzione dei dati. Ciò per scongiurare i rischi, sempre potenzialmente presenti,  di ridurre, di esaurire – in un’ottica di fatto positivista − la “Data Science” ad un’unica logica o, peggio, a un insieme di tecniche. Se avvenisse questo, si trascurerebbero le competenze teoriche, epistemologiche, metodologiche che sono maturate in area sociologica e che danno sostanza alle tecniche stesse. Inoltre la necessità di cogliere limiti e potenzialità dei processi di costruzione dei dati e di renderli pubblici fa parte, ancor più oggi, dei diritti di cittadinanza, un altro terreno coltivato da tutte le scienze sociali.

Nella speranza che le nostre considerazioni possano avere un seguito e dichiarandoci a disposizione per ogni eventuale apporto ulteriore, vi salutiamo con molta cordialità.

Paolo Montesperelli
Fortunato Musella
Rocco Giurato