Carissime colleghe e carissimi colleghi,
in questi giorni in cui la primavera sembra trionfare solo fuori dalle finestre dietro i cui vetri prosegue la nostra quarantena, la pausa pasquale sarà diversa da tutte quelle che ricordiamo. Sarà un passaggio, questo momento pasquale, più intimo e interiore per tutti, credenti e non credenti.

Sono, questi che ci apprestiamo a trascorrere nell’intimità delle nostre case, giorni che ci offrono ancora un’occasione per guardare dentro noi stessi e interrogarci su quel che ritroveremo, là fuori, quando il lockdown finirà. Sono giorni che occorrerà non sprecare, prima che l’urgenza di tornare alla normalità travolga ogni domanda su quale normalità si potrà/dovrà ripristinare e cosa invece, di quella normalità, non potrà/dovrà essere recuperato.

A partire dalle pieghe della nostra società in cui sono emerse le migliori risposte a questa crisi, occorrerà reinventare relazioni e strutture sociali che sperimentino il perseguimento dei valori pubblici e la cura dei beni comuni. Pratiche sociali e assetti istituzionali, che nell’emergenza hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza, così come la indesiderabilità degli esiti sociali e delle perverse ecologie globali cui conducono, dovranno invece essere ripensati e radicalmente trasformati.

Solo così la fine del lockdown potrà essere non solo graduale nei tempi, ma meditata e riflessiva nei modi. Non sarà una semplice ricostruzione, come dopo una guerra; ma un ri-cominciamento, una rinascita, dopo un periodo drammatico che ci ha messi di fronte non tanto alla fragilità nei confronti della malattia e della morte – averla rimossa è semmai la questione – quanto alla vulnerabilità dei nostri assetti sociali e istituzionali ed alla loro inadeguatezza di fronte alle sfide globali. Si tratta di temi e questioni propriamente sociologiche.

Nei giorni in cui le Università chiudevano e la didattica si trasferiva sulle piattaforme online, la sociologia italiana non ha interrotto il suo lavoro di ricerca che si è, al contrario, intensificato – sia pure con strategie d’indagine rimodulate e ridefinite dalle esigenze di distanziamento sociale. L’AIS è stata al servizio dei suoi soci e delle sue socie, aprendo il suo Forum a ogni contributo alla comprensione delle dinamiche sociali che accompagnavano il diffondersi della pandemia. Ha contribuito, condividendoli sul sito e sui social, a diffondere gli interventi dei sociologi sui media e a dare diffusione alle diverse call, indagini e iniziative di ricerca che venivano attivate sull’emergenza in corso.

L’auspicio è stato da subito che questa emergenza diventasse occasione di apprendimento collettivo: che motivasse tutte/i noi a comunicare, nella sfera pubblica, la rilevanza del contributo sociologico all’intelligenza collettiva dei fenomeni sociali, e a fare, sempre più, rete tra noi. Con questo obiettivo, nuove iniziative di coordinamento e di messa a sistema delle diverse competenze sociologiche attivabili sono allo studio del Direttivo e verranno, in collaborazione con le Sezioni, rese al più presto operative.

Toccherà a noi sociologi dare un contributo per far sì che i costi economici e sociali di questi mesi di pandemia e di blocco di tutte le attività non ricadano in maniera sproporzionata sui più fragili e che non si traducano in diseguaglianze di futuro, ma in nuove opportunità di integrazione economica e sociale tra le diverse parti del Paese, tra gli Stati Europei e a livello globale.

È questo, dunque, l’augurio che vi rivolgo: che questi giorni di pausa pasquale segnino il passaggio verso una speranza di rinascita collettiva, che sappia farsi concreta nell’esperienza di ciascuno.

La Presidente
Maria Carmela Agodi