riceviamo e pubblichiamo da Pietro Trupia

La ricerca scientifica, non quella su commissione o inquadrata in una struttura, è totalmente libera. In alcuni casi è tale anche se inquadrata in una struttura o in un mondo strutturato, quali l’università e l’accademia.

L’articolo 33 della nostra Costituzione è decisamente liberale. Il 1° cpv. afferma che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Il 5° e ultimo cpv. che “Le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalla leggi dello Stato”. Questi limiti sono ampi e riguardano essenzialmente la trasparenza organizzativa, un insegnamento e una ricerca consoni al fine educativo e il divieto dell’apologia di reato.

Come ogni libertà, anche questa, nel suo esercizio, fa appello a un’assunzione di responsabilità dell’istituzione e del singolo che in essa opera, non solo con riferimento agli istituti di educazione, ma anche quando destinatario della ricerca è il pubblico. A esso va assicurato un prodotto culturale di qualità, non adulterato da personalismo o narcisismo, né messo insieme con prelievi non dichiarati di idee altrui.

Nell’ambito delle scienze della natura esiste una forma tradizionale di controllo di un tale possibile abuso. È la revisione sistematica dei nuovi prodotti culturali da parte della cosiddetta Comunità Scientifica, che opera con l’esercizio della critica, positiva o negativa, sui materiali pubblicati su organi di stampa specialistici, le riviste scientifiche, accreditati, in via di fatto, dalla stessa Comunità, sulla base del prestigio culturale conseguito.

Nell’ambito delle scienze dello spirito (umane e sociali), questo controllo manca, a causa della minore determinatezza dei contenuti che rende meno obiettivo l’esercizio della critica.

In campo letterario le innovazioni radicali, quelle che rompono schemi consolidati, difficilmente incontrano il favore della critica e spesso anche quello del pubblico, al quale una critica aperta al nuovo dovrebbe segnalare le novità interessanti. Ma il mondo dei critici non è una libera e plurale comunità come quella scientifica; spesso è una corporazione proclive a difendere lo status quo. L’Ulisse di Joyce non trovò un editore in patria.

Del tutto particolare è il quadro della ricerca filosofica. Essa è caratterizzata da un protagonismo spinto dei cultori della materia che induce ogni ricercatore a farsi il vuoto alle spalle, nell’intento di  garantire originalità assoluta alla propria opera. Non si procede sulle spalle dei giganti, ma sulle loro ossa.