Con alcune settimane di ritardo, ma contando sulla lunga durata della querelle sull’abilitazione nazionale in sociologia, interveniamo a proposito della lettera degli 11 sociologi in pensione, ugualmente indirizzata al Consiglio dei saggi, al presidente e al vicepresidente dell’Ais. Noi siamo quattro dei sei sociologi che sono stati fra i primi, con il documento Dove va la sociologia (pubblicato il 6 gennaio su Il Forum dell’AIS, e poi da ROARS e da Per la sociologia), a mostrare le anomale opzioni compiute dalla commissione per la abilitazione in sociologia generale, sociologia politica e del diritto. Di quei sei firmatari, noi siamo quelli che hanno appartenuto alla componente cosiddetta “MiTo”, la stessa cui, salvo smentite retroattive,  hanno sempre appartenuto anche quegli undici sociologi in  pensione. Proprio per tale nostra proprietà vogliamo ora intervenire per far pesare qualche precisazione: non vogliamo avallare l’idea che gli 11 sociologi in pensione rappresentino l’intera componente cosiddetta MiTo. Forse essi pensano di rappresentarne la parte migliore, come è già stato detto “il partito dei primi della classe”, dotato di una “maggiore autorevolezza scientifica e correttezza nei rapporti professionali” (le virtù sulle quali appoggiano alla fine la loro minaccia di fondare una nuova associazione dei sociologi), e noi non possiamo far altro che lasciare lecito a chiunque di essere arrogante – ma, in un momento di gravi attacchi a quella nostra “componente”, e al suo preteso “scientismo leghista”, non vogliamo comunque che la storia di MiTo sia identificata con loro, neppure in senso maggioritario (è già sufficiente scorrere la lista di quanti hanno firmato il nostro primo documento: http://www.ais-sociologia.it/forum/dove-va-la-sociologia-3456).

L’argomento principale su cui ruota la lettera degli 11 si riferisce al fatto che la virtuosa combinazione VQR + sorteggio dei commissari sconfiggerebbe finalmente le “pratiche correntizie”, e che dunque contestare le opzioni della commissione sorteggiata equivalga a una regressione alla cattiva gestione delle carriere mediante il cartello delle componenti. Se fossero stati meno superciliosi i nostri 11 avrebbero dovuto almeno ricordare, anzi che solo prendersela con un inciso delle proposte correttive del direttivo Ais, che i nostri due documenti, Dove va la sociologia 1 e Dove va la sociologia 2, già smentiscono questa equazione: entrambi sono fortemente critici verso il comportamento di quella Commissione nello stesso tempo in cui lo sono verso qualsiasi nostalgia delle componenti. Del resto, se i commissari non sono più guidati (in forme più o meno legittime) dall’accordo politico fra parti organizzate, e soprattutto se sono chiamati non a selezionare i migliori, ma a escludere e a marcare quelli che giudicano i non idonei, e se tutto questo avviene insieme a una straordinaria facilitazione dell’accesso a tutti i documenti (curricula, verbali, giudizi dei singoli commissari e giudizi collettivi), è ovvio che la visibilità delle loro scelte personali cresca a dismisura, e cresca anche la loro personale responsabilità pubblica. Oppure i nostri 11 ritengono che il sorteggio sia una sorta di giudizio di Dio che renda insindacabili i sorteggiati? Si avvedono essi di quanto grave sia, per il futuro di una comunità scientifica, lasciar sussistere questa pretesa? In breve: diversamente da loro, noi siamo convinti che l’AIS abbia compiuto una scelta encomiabile quando ha deciso di dar pubblicità a tutti i commenti che sul tema le pervenissero.

C’è ancora un altro punto che ci preme precisare. Forse i brevi accenni che faremo interessano poco la schiera di giovani sociologi: essi sono impegnati in una carriera sempre più difficile e aleatoria e hanno qualche ragione a non fare troppe distinzioni all’interno della generazione che li ha preceduti e non è stata nel suo complesso capace di produrre entro il proprio habitat di lavoro l’assetto etico, disciplinare e professionale che avrebbe automaticamente evitato questo penoso disastro delle abilitazioni. Ma per amore della verità noi dobbiamo insistere  sui dati della nostra memoria. Ciò che più è suonato falso nella lettera degli 11 nostri colleghi è proprio nella polemica contro le componenti. A noi risulta che quasi tutti fra loro negli anni passati hanno disdegnato qualsiasi impegno serio e continuativo nelle politiche dell’AIS e per la produzione di regole relative al reclutamento. Quasi tutti fra loro hanno sostanzialmente (taluni esplicitamente) boicottato i tentativi faticosamente da altri avanzati per lo scioglimento parziale e/o totale delle componenti: salvo poi impegnarsi strenuamente ad hoc per il successo dei propri allievi. Quasi tutti loro, infine, hanno continuato per decenni a esibire l’aria di superiorità verso queste “miserie” della vita accademica: la stessa aria, dispiace dirlo, che ancora oggi continua a circolare nella loro lettera.

Luisa Bianco, Paolo Giovannini, Franco Rositi, Loredana Sciolla