Riceviamo e pubblichiamo la lettera a firma di Alberto Marradi e Franco Rositi, in riferimento alle Osservazioni delle Sezioni AIS–ELO e AIS–Studi di Genere sui documenti relativi alla revisione degli indicatori di Valutazione della Qualità della Ricerca (tutta la documentazione è presente nella pagina dedicata alla Consulta della Ricerca)

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Gentile Presidente,

ci è capitato di leggere il documento inviato all’AIS da parte delle sezioni Elo e Studi di genere. Siamo stati entrambi amareggiati da un passo, in particolare, di quel testo. La simultaneità delle nostre reazioni ci convince a dar loro voce, nonostante noi due si sia ormai così lontani da quel contesto di affannosa ricerca di nuove regole che caratterizza ormai malinconicamente l’intera vita universitaria del nostro paese.

Nell’ultimo paragrafo di quel documento sono riesumate le polemiche intervenute sui risultati della prima tornata di idoneità e in particolare sull’operato della commissione di Sociologia generale, del diritto ecc.  E vi si ripete la critica, già da altri fatta in modo stentoreo, verso l’apertura del sito AIS, considerata eccessiva, a commenti e a repliche di tipo personalistico e disdicevoli per una comunità scientifica.

Abbiamo entrambi partecipato a quella fase di acute polemiche, ma il nostro ricordo di quanto pubblicato allora nel sito AIS è molto diverso. Abbiamo allora anzi pensato che finalmente quel blog aperto mettesse in discussione la sacralità delle valutazioni commissariali e che, se già nel passato i risultati delle tornate concorsuali fossero stati accompagnati non dal solito gossip di recriminazioni e di buona coscienza, ma da contestazioni pubbliche in una sede di appartenenza comune, si sarebbe forse potuto ridurre il grado di arbitrarietà dei nostri processi di selezione. A nostra memoria solo in un articolo della “Rassegna italiana di sociologia” si contestò, a firma di Alessandro Cavalli, e con il solito garbo universalizzante di questo collega, l’operato di una commissione.

Ad attenuare la responsabilità di decennali reticenze ci si può solo appellare al fatto che era allora molto difficile accedere ai documenti delle commissioni. Se c’è qualcosa di buono nel vigente sistema delle idoneità è invece proprio la massima pubblicità dei verbali, cosicché è possibile ricostruire i modelli di comportamento di ogni singolo commissario, verificare i titoli dei vincitori e degli sconfitti — e perfino elaborare statistiche. Ecco, la sindacabilità dei singoli commissari è la cosa più importante. In fin dei conti non stiamo assistendo a un rito sacro nel quale officiante e divinità fanno tutt’uno. Siamo in un ambito che è molto più modesto di quanto diano a vedere i protettori della dignità scientifica,  e che non permette trasfigurazioni della responsabilità individuale.

Speriamo dunque che il sito AIS voglia continuare questa politica di apertura alla sindacabilità pubblica dei giudizi commissariali. A protezione dell’onore individuale ci sono già le leggi civili e penali sulla diffamazione. Speriamo anche che questa nostra opinione sia pubblicata nel sito AIS.

Alberto Marradi e Franco Rositi