La successione al vertice dell’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema dell’Istruzione (INVALSI) ha attivato un vivace dibattito pubblico sulla valutazione della scuola alimentato da studiosi e da esperti autorevoli del mondo della scuola e della comunità scientifica ed ospitato da quotidiani nazionali (il Corriere della Sera) e da giornali on line (il Sussidiario), ma rilanciato anche in altre sedi, incluse le piazze dei social networks.

Il dibattito è stato innestato da un articolo di Andrea Ichino, che ha criticato apertamente la commissione nominata dal Ministro Carrozza, paventando il rischio di un arretramento sul piano delle politiche della valutazione, ed in modo particolare di un ripensamento della metodologia della valutazione sin qui implementata (le prove standardizzate sul piano nazionale). Il dibattito ha visto rilanci giornalistici, articoli di esperti ed operatori della scuola, le risposte dei membri della commissione, l’appello lanciato dall’ADI (Associazione Docenti e Dirigenti Scolastici) a sostegno dell’INVALSI e delle prove nazionali standardizzate. E la ‘cordata’ della scuola per il ‘nostro’ INVALSI, una petizione che riprende un manifesto per la valutazione di sistema (il Manifesto di Scanno), elaborato in un confronto da insegnanti, dirigenti, scuole sperimentatrici.

Il modo in cui è stato attivato il dibattito e nel quale successivamente la discussione si è incanalata producono un effetto di divisione tra pro e contro la valutazione standardizzata, tra pro e contro l’INVALSI, tra progressisti e conservatori etc. riducendo, pericolosamente, la complessità e il rilievo della partita della valutazione che riguarda, in definitiva, il tipo di accountability del sistema dell’istruzione. Che si tratti di una partita molto importante, del resto, lo dimostra il fatto che le discussioni e le prese di posizione di esperti e accademici si vadano sviluppando – in maniera per certi versi irrituale e con una notevole dose di sfiducia preventiva nei meccanismi pubblici di selezione – prima ancora che i candidati possano presentare le loro candidature, che la commissione si possa riunire e possa produrre la selezione e infine che il Ministro possa effettuare la sua scelta di tipo politico. Tali scelte hanno, infatti, effetti sui circuiti di expertise, sulle metodologie attivate, sulle connessioni tra tali circuiti e l’INVALSI, sul tipo di documentazione empirica da produrre, sulla rappresentazione dello stato del sistema scolastico e sulla sua comparabilità con altri laboratori internazionali di misurazione per la valutazione (il PISA, in primis, ma anche agli altri dispositivi). Queste decisioni possono modificare la fotografia dello stato del sistema scolastico ed orientare, di conseguenza – in una situazione in cui si va creando un forte legame tra tali elementi – il dibattito pubblico, il policy-making, il tipo di ricerca scientifica sull’istruzione e le pratiche della scuola.