riceviamo e pubblichiamo la lettera al Direttivo AIS, a firma della Prof.ssa Maria Luisa Bianco

Dopo aver firmato con Paolo Giovannini, Franco Rositi e Loredana Sciolla una risposta politica agli 11 professori in pensione, ritengo ora necessario contribuire al dibattito affrontando in modo analitico affermazioni poco sostenibili, quando non assunti apodittici, che circolano negli interventi pubblicati in questi mesi in difesa dell’operato della VQR e della commissione di Sociologia generale, politica e del diritto. Mostrare come quegli assunti e quelle affermazioni non poggino su
argomentazioni rigorose e sull’evidenza empirica ha lo scopo di sgombrare il campo dagli equivoci e dal non detto, per poter affrontare finalmente tutti insieme il faticoso compito di ricostruire la nostra comunità scientifica.
Proverò dunque a smontare sia la premessa di valore che sia eticamente stigmatizzabile anche il solo discutere di VQR e ASN – trattandosi di un bene in sé – sia i seguenti assunti: 1) i risultati dei due processi di valutazione sono inoppugnabili; 2) i due processi di valutazione dipingono un quadro di grande mediocrità per la gran parte della sociologia italiana, dal quale si distinguono solo pochi punti di eccellenza, ubicati nelle grandi università del Nord del paese; 3) la ASN e la VQR
sono moralmente preferibili perché scevre da influenze particolaristiche. Grazie al rasoio di Occam, mostrerò che i risultati sia della VQR sia dell’abilitazione (sicuramente di Sociologia generale, politica e del diritto, da me analizzati in profondità) sono compatibili con l’ipotesi che in ambedue i casi le pratiche valutative siano state fortemente distorte da intenti di politica accademica del tutto estranei al processo.

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