riceviamo e pubblichiamo

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Al Presidente onorario dell’Associazione Italiana di Sociologia
Al Consiglio dei Saggi dell’Associazione Italiana di Sociologia
Alla Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia
Alla Presidente della Consulta della Ricerca dell’Associazione Italiana di Sociologia
Al vice Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia
Ai membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Sociologia

Questa lettera dà voce a un gruppo di oltre 120 candidati non abilitati che hanno presentato quattro ricorsi collettivi e un certo numero di ricorsi individuali avverso la prima tornata dell’Abilitazione Scientifica Nazionale nei settori di “Sociologia generale, giuridica e politica” (14/C1), di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi” (14/C2) e di “Sociologia dei processi economici, del lavoro e dell’ambiente” (14/D1).

A prescindere dall’esito dei ricorsi, crediamo che la questione sia di interesse per l’intera comunità dei sociologi che lavorano nelle Università. Tutti hanno il diritto di conoscere i motivi delle nostre iniziative legali e noi sentiamo il dovere di renderli noti ritenendo che a ciascuno debba essere fornita la più ampia e dettagliata informazione su come si è svolta la procedura di abilitazione sulla cui base gli Atenei hanno già cominciato a reclutare nuovi docenti.

Abbiamo letto e analizzato i verbali elaborati dalle commissioni esaminatrici, abbiamo confrontato i giudizi e le valutazioni che sono state attribuite agli abilitati e ai non abilitati, abbiamo verificato attentamente il modus operandi dei commissari nel valutare le pubblicazioni e i titoli dei candidati. Ebbene, ci sembra di aver riscontrato in tutte le procedure oggetto di ricorso numerose e gravi anomalie, sulle quali ci sentiamo di esprimere un profondo senso di disagio, oltre che la più netta censura in quanto ricercatori/trici e, ancor prima, cittadini/e.

Come risultato del nostro lavoro siamo ora in grado di documentare un’incredibile serie di errori, inadempienze, cadute di stile e vere e proprie scorrettezze: valutazioni a volte manifestamente irragionevoli, ingiustificabili disparità di trattamento, errori di percezione circa le pubblicazioni e i titoli presentati dai candidati, giudizi spesso apodittici e superficiali, contraddizioni relative per esempio alla natura di una stessa rivista giudicata “nazionale” o “internazionale” a seconda dei candidati, incoerenze tra giudizi individuali e giudizi collegiali, disallineamenti fra giudizi espressi e voti attribuiti, mancanza di trasparenza dei verbali, tempi di lettura strettissimi in relazione alla mole delle pubblicazioni da valutare, gravi inadempienze rispetto all’obbligo di ponderare i criteri e i parametri usati nelle valutazioni.