Catanzaro, 23 gennaio 2013

Oggi ho fatto alcune ore di lezione. Insegno Sociologia, primo anno, nel neonato corso di laurea in sociologia all’università di Catanzaro.

E’ stata una scommessa. Mentre in tutt’Italia i corsi di laurea in sociologia si ridimensionano o, addirittura, scompaiono, qui a Catanzaro, “profondo sud”, tentiamo la carta contro corrente. Il successo finora é stato sorprendente: centinaia di iscritti in poche settimane. Abbiamo chiuso le iscrizioni al numero 300, quando ancora, in molti, volevano iscriversi. Siamo partiti da pochi mesi. Siamo partiti con il primo anno.

Certo, questa ASN è stata un po’ una “sfortuna”. Proprio adesso che qui a Catanzaro si aprivano ampi spazi per la sociologia e per i sociologi, proprio ora che sembravamo partire con il piede giusto, arrivano dei risultati così negativi. Risultati particolari, negativi e “sfortunati”: nessun abilitato in sociologia generale per l’università di Catanzaro. Una sfortuna, poi, che si avvicina alla beffa. Nell’ateneo catanzarese abbiamo presentato la domanda per l’abilitazione in sociologia generale in quattro. In tre siamo stati bocciati con tre voti favorevoli all’abilitazione e due contrari. Ovviamente i due commissari contrari sono stati per tutti gli stessi: Febbrajo (il cattolico pentito) e Pisati (il fondatore del neo-MiTo, la cosiddetta “quarta componente”, quella scientista).

Oggi, comunque, ho fatto lezione. E’ stata una delle ultime lezioni prima della chiusura del semestre. Ho introdotto il tema dell’istruzione, abbiamo parlato dei sistemi educativi, e siamo arrivati a parlare anche dell’università.
Ho quindi aggiornato i miei studenti (che frequentano in buon numero: sono circa 250) sullo stato della sociologia italiana. Abbiamo parlato del ruolo pubblico del sociologo e di come limitato e marginale sia il dibattito (specie accademico) sull’argomento.
Ho poi cercato di ricostruire la storia della sociologia accademica italiana: le storiche, anacronistiche, tre componenti (cattolica, MiTo, terza) che si sono spartite il potere e le posizioni accademiche fino ad adesso. Ho parlato quindi della nascita della vincente “quarta componente”, quella che viene da una costola del MiTo, formata e gestita da Pisati & Co. Ho spiegato ai miei studenti che questa “quarta componente”, che ha potuto controllare, grazie a fortuite circostanze (sorteggi favorevoli, regolamento di conti interno tra Febbrajo e il resto dei cattolici, ecc.), questa ASN, secondo una sempre più accreditata tesi ha in progetto l’azzeramento della sociologia negli atenei del meridione. Sí, proprio così: la cancellazione della sociologia nel sud Italia.

I miei studenti mi hanno ascoltato con attenzione. Hanno subito compreso che quelle apparenti basse beghe di potere che raccontavo, nascondevano in realtà informazioni importanti per il loro futuro. Li informavo su ciò che presto incontreranno e, soprattutto, li tranquillizzavo sul fatto che loro, in fondo, non corrono pericoli. Sí, perché ho anche detto loro che la sociologia italiana ha delle radici profonde nel sud Italia. Ho parlato del gruppo di Portici, di Manlio Rossi Doria e dei suoi allievi. Ho raccontato di come quell’incredibile gruppo di scienziati aveva delle motivazioni sociali e politiche profonde. Quelle presenti nel sud Italia sono radici solide della sociologia italiana, radici che non potranno essere scalfite dall’attacco di un qualsiasi “complessato metodologico” (magari in cerca di biologia), né da quello di un povero “barone in crisi di identità” (in cerca di sempre nuovo potere), magari affiancati per l’occasione da un “ragioniere del rancore accumulato” (in perenne cerca di rivalsa). Sí, loro, i miei studenti, sembravano capire bene ciò che sta accadendo e sembravano avere chiaro come comportarsi: saranno loro i futuri dottorandi, ricercatori, ecc. Devo confessare che questa lezione di oggi mi ha fatto sentire meglio, mi ha tirato su il morale.

Adesso sto preparando la prossima lezione, quella di lunedì Presenterò alcuni particolari esempi di sistemi educativi. Parlerò di una ricerca sull’addestramento delle forze armate e delle forze dell’ordine e di come vengano costruite in quei contesti personalità autoritarie e fasciste. Proprio così, Pietro, parlerò del nostro articolo, quello per cui quello squallido barone ci ha negato l’abilitazione. E sono sicuro che, anche in questo caso, i miei vivaci studenti meridionali capiranno. Loro sono il nostro futuro possibile.

Charlie Barnao
Università “Magna Graecia” di Catanzaro