Gli studi raccolti in questo volume testimoniano di un lavoro di ricerca iniziato nei primi anni Duemila, sui principali passaggi normativi che si sono susseguiti nel settore della gestione dell’acqua, nel tentativo di individuare il rapporto – e, il più delle volte, analizzare il conflitto – tra la volontà popolare espressa nelle forme di pacifica protesta e di partecipazione politica previste dalla Costituzione e la volontà di un legislatore costantemente proteso a inseguire dottrine economiche dominanti e politiche pubbliche business friendly.

Il filo rosso che percorre tutti gli scritti è la constatazione che l’economia nella forma del suo mainstream liberoscambista e pro-concorrenziale è tracimato dai suoi natu­rali confini e influenza ormai anche il diritto determinando un forte squilibrio nei rapporti tra economia e società.

All’idea che vi potesse essere un’interazione forte tra diritto ed economia basata sulla teoria weberiana della necessità di un quadro giuridico certo per la calcolabilità dell’azione economica, si va sostituendo una sorta di vero e proprio ‘dominio’ della sfera economica che sta riplasmando la nostra società.

Ciò è particolarmente evidente in settori di attività, come quello della gestione delle risorse idriche, ispirati al rispetto dei diritti fondamentali e delle generazioni future e, per questo, tradizionalmente organizzati con criteri diversi da quelli dell’economia di mercato.