Il Consiglio Scientifico della Sezione di Sociologia Politica dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) intende, con questa nota, intervenire nel dibattito pubblico che è in corso, contemporaneamente al confronto che sta impegnando il Governo, alcune Regioni e il Parlamento, sul cosiddetto federalismo differenziato. Un intervento mosso dalla consapevolezza che il rapporto tra la figura del sociologo e le dinamiche della democrazia costituisce un tema con cui siamo chiamati a confrontarci costantemente nella nostra ricerca sui fenomeni politici. L’oggettività del metodo di ricerca che adottiamo non esclude il nostro ruolo di attori della sfera pubblica, né tantomeno la possibilità di prendere parte al dibattito su questioni di rilevante interesse, offrendo alla discussione un contributo di studio e di ricerca teso a favorire la crescita di una cittadinanza sempre più informata e capace di valutare criticamente i processi in atto. In base a questi presupposti, sentiamo in questo momento di dover esprimere alcuni rilievi e preoccupazioni in merito al federalismo differenziato, in quanto esso riguarda direttamente e in profondità la coesione sociale e politica dell’Italia, cioè di uno Stato nazionale tutto sommato giovane (158 anni), segnato da una vicenda storica particolarmente travagliata e da una lunga serie di disuguaglianze sul piano territoriale, sociale, politico-culturale, economico e civile, molte delle quali tuttora presenti o addirittura in crescita. Una storia a cui si è, tuttavia, affiancata un’altra storia fatta di convergenze, collaborazioni, solidarietà che faticosamente ha prevalso, dimostrando che una salda unità nazionale garantisce benefici a tutti i membri del paese, sul piano interno e internazionale, in termini di gestione pacifica dei conflitti e di vantaggi economici  e sociali.

L’attuazione completa del Titolo Quinto della Costituzione è senz’altro fondamentale per valorizzare la varietà di risorse e attitudini dei differenti territori italiani e per richiamare a un più rigoroso esercizio di responsabilità le classi politiche che guidano le Regioni, ma non può realizzarsi, a nostro avviso, trascurando o sottovalutando alcune gravi ed evidenti criticità che tante ricerche scientifiche, anche in campo sociologico, hanno ripetutamente evidenziato. Ad esempio, da molti anni le ricerche segnalano la crescita di spinte centrifughe di vario genere rispetto al patto costituzionale di coesione sociale e di unità nazionale, a cui si affianca un pericoloso aumento dello squilibrio tra le prestazioni di welfare assicurate alle popolazioni delle diverse Regioni. Altri studi hanno dimostrato che l’obiettivo della responsabilizzazione delle classi dirigenti delle Regioni non può essere raggiunto dall’alto, come risultato di un intervento meramente normativo e di impronta economicistica, bensì necessita di un’azione politico-istituzionale coerente e duratura, da svolgere in tutto il paese in nome dei diritti e dei doveri di cittadinanza, uguali per tutti i cittadini italiani, e, per questa via, capace di coinvolgere e mobilitare attori e gruppi sociali piccoli e grandi. In mancanza di tale unitaria e lungimirante capacità politica e di governo, il rischio che si paventa oggi è quello di una contrattazione differenziata in cui i differenti livelli regionali sul piano delle risorse economiche e politiche producano ulteriori disuguaglianze nella esigibilità dei diritti essenziali ed alimentino il germe della disgregazione. Se questo avvenisse nell’ambito di una “cittadinanza differenziata”, verrebbe meno il legame di condivisione che definisce lo stare insieme di una comunità nazionale.

In conclusione, la comunità scientifica dei sociologi della politica lancia un appello pubblico affinché le intese tra le singole Regioni e lo Stato italiano – costituzionalmente previste – vengano elaborate e decise in un quadro che coinvolga pienamente il Parlamento ed il paese, in maniera pubblica, trasparente, approfondita e senza strappi per il tessuto unitario nazionale, di modo che lo sviluppo civile ed economico del paese venga perseguito e vada di pari passo con la solidarietà sociale, che può essere garantita solo dalla piena concretizzazione dei livelli essenziali di assistenza sociale e sanitaria e dei diritti delle persone, senza penalizzazioni per la diversa residenzialità territoriale della popolazione.

Sezione di Sociologia Politica – 1 marzo 2019