Il Professor Lorenzo Viviani analizza lo scontro politico negli Usa alla luce del recente voto per il Sindaco di New York
“Ritengo che sarebbe errato leggere la vittoria di Mamdani a New York come una reazione diretta alla narrazione “Maga”, o alle politiche nazionali sull’immigrazione, e che questa elezione, dunque, potrebbe rappresentare l’avvio di un processo di radicalizzazione dello schieramento democratico, in chiave anti-Trump. Negli Stati Uniti è certamente in atto un processo di radicalizzazione dello scontro politico portato avanti in primo luogo da Trump attraverso il Movimento Maga, rispetto al quale sta crescendo la ‘domanda’ per una posizione più marcata anche da parte dei Democratici americani. Di questa radicalizzazione dello scontro il caso di New York è sicuramente un elemento centrale, ma la complessità degli Stati Uniti richiede un approccio che sappia tenere insieme contesti molto diversi. Ad esempio, le vittorie in questi ultimi giorni di Mikie Sherrill nel New Jersey e di Abigail Spanberger in Virginia sono quelle di due figure di democratiche che certamente hanno un approccio che non va nella direzione di quella radicalizzazione”.
A dirlo è il Professor Lorenzo Viviani, titolare della cattedra di Sociologia Politica, Sociologia della Leadership e Sociologia della Democrazia presso l’Università di Pisa e membro dell’Associazione italiana di Sociologia.
“Credo che sarebbe errato – aggiunge Viviani – pensare che un anti-Trump debba essere un Trump della sinistra dem. Questo approccio porterebbe a non leggere la società americana in termini appropriati. Diverso è il tema della radicalità della proposta politica e questo però è un discorso che attiene la costruzione di leadership credibili: è una radicalità tesa a creare una riconoscibilità nella base sociale a cui si fa appello. Se quella di Mamdani è una leadership tra virgolette radicalizzata nel campo di sinistra, come quelle di Ocasio-Cortez o di Sanders, va tenuto conto che le due neo governatrici, in particolar modo quella della Virginia, hanno posizioni che non vanno nella stessa direzione.
Relativamente alla vittoria di mandami, invece, credo che andrebbe sottolineata la sua capacità di costruire una ampia coalizione intorno alla sua proposta, formata da quelle comunità di origine straniera che nella città di New York rappresentano la maggioranza. Mentre Cuomo ha ottenuto i risultati migliori nelle enclave più ricche e centrali della città, abitate soprattutto da persone bianche e anziane, Mamdani ha saputo creare una catalizzazione più ampia e trasversale, conquistando sia le parti della città più fragili, quelle di tradizione progressista ma, al tempo stesso, andando a intercettare e ad acquisire consenso in quella nuova classe urbana, giovane, culturalmente aperta, cosmopolita che, come lui è costituita da immigrati e figli di immigrati. Mandani, insomma, ha raccolto un sostegno particolarmente marcato tra le minoranze, ma le minoranze sono la maggioranza a New York. Questo non va però in controtendenza rispetto alla narrazione della comunità dei bianchi, sovranista, di Trump. È, piuttosto, il segno che negli Stati Uniti esiste una spaccatura tra un mondo che vive nella cosiddetta America profonda e le aree della costa est sia la costa ovest, nelle quali è più forte l’elemento dell’immigrazione”.
