La sociologia italiana piange la scomparsa di Piergiorgio Corbetta, illustre metodologo della nostra disciplina e attento studioso dei fenomeni elettorali, che ci ha spiegato la politica attraverso i numeri.
Dagli iniziali studi di chimica approdò alla sociologia frequentando i corsi dell’Istituto superiore di sociologia dell’Università statale di Milano diretto da Alessandro Pizzorno, per poi traferirsi alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, chiamato da Vittorio Capecchi, che, presso il Laboratorio di ricerca di quella facoltà, aveva costituito un team di giovani di formazione scientifica finalizzato allo sviluppo dell’approccio quantitativo alla ricerca sociale; facevano parte del team, oltre a Piergiorgio Corbetta, Antonio De Lillo e Massimo Egidi, laureati in Economia, Fabrizio Bercelli e Beniamino Bennato laureati in Fisica. Quella esperienza ha improntato tutta la sua carriera scientifica e accademica: dopo una breve esperienza a Urbino, Piergiorgio Corbetta ha infatti sempre insegnato metodologia della ricerca sociologica, nelle università di Bologna, Trento, Salerno, e sul suo manuale di Metodologia e tecniche della ricerca sociale, nelle sue molte edizioni, si sono formate generazioni di studenti e di studiosi della disciplina.
Il secondo pilastro dell’impegno scientifico di Corbetta ha riguardato gli studi di sociologia politica e si è sviluppato nell’Istituto Cattaneo di Bologna. Verso la metà degli anni ’70 assieme a Marzio Barbagli e Arturo Parisi ha contribuito al suo rilancio, e per oltre 10 anni (dal giugno 1989 al settembre 1994 e dall’aprile 1997 all’ottobre 2002) è stato direttore dell’Istituto stesso, nonché socio dell’Associazione di cultura “Il Mulino”, di cui è stato vice presidente dal 2001 al 2004. Negli anni ’90 assieme ad Arturo Parisi ha istituito presso l’Istituto Cattaneo il «Comitato per lo studio della transizione politica», che poi ha dato luogo all’associazione Itanes (Italian National Election Studies), della quale è stato fra i soci fondatori.
I suoi studi sui cambiamenti del voto hanno contribuito in modo significativo a spiegarci le dinamiche sociali più ampie che si nascondono dietro i comportamenti elettorali. Va infatti ricordato come proprio a Corbetta si debba una delle prime ricerche empiriche sul Movimento Cinque Stelle, “il partito di Grillo”, scritto con Elisabetta Gualmini, studio uscito nel 2013 all’indomani delle elezioni amministrative dell’anno precedente, in cui i pentastellati riescono per la prima volta ad eleggere quattro sindaci (la città più importante è Parma con la vittoria di Federico Pizzarotti) e pochi mesi prima delle elezioni Politiche dove prenderanno il 25% dei voti, risultando così a sorpresa il primo partito in Italia. Corbetta ha inoltre intuito ben presto il cambiamento in corso, da movimento a partito (passato intanto dalle mani di Grillo a quello di Conte), e previsto in anticipo cambiamenti significativi, come ad esempio il superamento del limite dei due mandati.
E’ questo l’insegnamento più importante che ci lascia Piergiorgio Corbetta: la capacità di coniugare il rigore concettuale e metodologico con l’impegno politico e civile, strada maestra per poter leggere e interpretare la società e le sue trasformazioni.
Enrica Amaturo
