
Violenza negli stadi, nuove tecnologie e trasformazioni del controllo
Negli ultimi anni, il tema della violenza negli stadi è riaffiorato con forza nel dibattito pubblico e politico. L’introduzione del “Pacchetto Sicurezza”, che prevede l’uso di sistemi di riconoscimento facciale negli impianti sportivi italiani, segna una nuova fase nel rapporto tra tifosi, istituzioni e tecnologie di sorveglianza. Lo stadio va oltre il semplice spazio sportivo: è un luogo simbolico, identitario e collettivo, dove si intrecciano appartenenze, conflitti e rituali. L’inasprimento dei dispositivi di controllo, che va dal biglietto nominativo al DASPO fino alle tecnologie biometriche, solleva domande fondamentali: queste nuove tecnologie davvero riducono la violenza o semplicemente ne cambiano le modalità? Un maggiore controllo garantisce più sicurezza o sposta i conflitti in altri luoghi? Come reagiscono le tifoserie organizzate all’aumento della sorveglianza? In un contesto dominato dai social media e dal desiderio di visibilità, la violenza negli stadi può assumere una dimensione performativa: l’atto deviante non è solo uno scontro fisico, ma un gesto da documentare e condividere, diventando simbolo di appartenenza. L’identificazione da parte delle autorità può, in alcune situazioni, rinforzare l’appartenenza a sottoculture. La call invita a inviare contributi che esplorino la violenza negli stadi e le nuove forme di controllo da diverse prospettive: sociologica, criminologica, giuridica, politologica, tecnologica, storica o comparativa. Saranno particolarmente apprezzati: studi empirici su tifoserie e pratiche di violenza; analisi del lavoro degli steward e delle loro condizioni operative; riflessioni sull’interazione tra sicurezza umana e tecnologica; valutazioni sull’efficacia delle politiche di prevenzione; comparazioni con esperienze internazionali.
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Deadline: 16 aprile 2026
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