
Il volume propone un’analisi sistematica del disaster journalism, inteso non come semplice copertura di eventi eccezionali, ma come una pratica professionale complessa che intreccia dimensioni informative, culturali ed etiche. Attraverso un percorso che coniuga riflessione teorica e casi studio, il testo esplora il modo in cui i media raccontano i disastri, ne interpretano le cause e ne costruiscono il significato pubblico. Dagli incendi di Los Angeles, alle conseguenze psicologiche del lavoro giornalistico in contesti estremi, dalle nuove vulnerabilità dell’ecosistema digitale ai momenti in cui i media tradizionali tornano a svolgere un ruolo centrale in condizioni di blackout comunicativo. Il libro mostra come l’informazione continui a costituire un’infrastruttura fondamentale per la coesione sociale: il giornalismo trascende la mera funzione informativa per farsi custode della memoria collettiva. Nell’instabilità, esso agisce come un argine all’incertezza e come catalizzatore della resilienza sociale, guidando le comunità nei delicati processi di reazione e riorganizzazione post-disastro. Pensato come introduzione a un tema ancora poco affrontato nel nostro paese, il volume si rivolge in particolare a studenti, studiosi e professionisti dell’informazione interessati a comprendere come il giornalismo operi in situazioni di crisi estrema e quali responsabilità sociali e comunicative emergano quando l’ordine quotidiano viene improvvisamente interrotto.