
Regno della necessità e regno della libertà
“Siamo entrati nella crisi dell’umanità senza accedere all’Umanità; ma non si vede l’insieme, tutt’al più si vedono alcuni frammenti del gran- de problema”. Così scrive Edgar Morin, (Di guerra in guerra. Dal 1940 all’Ucraina invasa, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2023, p. 65). Un grande problema che è stato posto in tutta la sua gravità già da Immanuel Kant nel 1795, nel celebre saggio Per la pace perpetua ove la libertà mo- rale è il fondamento dell’uguaglianza morale e dell’esigenza della pace; per riprendere la terminologia marxiana, noi, oggi, continuiamo a muover- ci nel “regno della Necessità”, caratterizzato dalla guerra, senza riuscire a muoverci verso il “regno della Libertà”, cioè verso la gestione sostenibile e pacifica del nostro rapporto con la biosfera.
Comune a Kant, a Marx e a Morin è la convinzione che l’essere umano non deve essere trasformato in mezzo, essendo l’essere umano l’essere più alto per l’essere umano. Ma questo è il “dover essere” espresso dalla filosofia europea moderna contro la “pre-modernità pagana” e contro l’età della servitù della gleba. Un “dover essere” che si è opposto al “corso del mondo”, come argomentava Hegel nella Fenomenologia dello Spirito (1807): “Il corso del mondo ottiene la vittoria su ciò che, in contrapposi- zione ad esso, costituisce la virtù” (Fenomenologia dello Spirito, V B). La virtù, cioè la realizzazione completa dell’essenza umana, è stata tra- volta da quella che Serge Latouche ha denominato “occidentalizzazione del mondo” che ha inserito i micro-confitti in macro-conflitti, e, per tre volte, tra XX e XXI secolo, le micro-guerre in macro-guerre (tre guerre mondiali: 1914-1918, 1939-1945 e 1947-1991). “Occidentalizzazione del mondo”: l’abbiamo denominata, a un certo momento, “globalizzazione”, abbiamo pronosticato la fine degli Stati-nazione e, di conseguenza, la fine delle guerre e, quindi, la “fine della storia”.