Roma, 14 dic – “In Italia gli episodi di corruzione nelle gare d’appalto, nella sanità e nella politica locale continuano a essere all’ordine del giorno, segnalando l’esistenza di aree grigie che lo Stato fatica ancora a governare. Eppure, non si può dire che nulla sia cambiato: gli italiani percepiscono oggi il fenomeno in modo diverso rispetto al passato”. Il Professor Stefano Tomelleri, Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia e Prorettore dell’Università degli Studi di Bergamo si sofferma sul fenomeno della corruzione nel nostro Paese, alla luce di casi come la maxi-inchiesta sull’urbanistica a Milano, quella che a Roma ha portato all’arresto di un primario dell’Ospedale Sant’Eugenio o in Sicilia, sul cosiddetto sistema Cuffaro.
Tomelleri ritiene che molto debba essere ancora fatto nel percorso verso la cultura della legalità segnalando, al contempo, il compimento di passi in avanti rispetto al passato: “Quando Mani Pulite deflagrò più di quarant’anni fa – ricorda Tomelleri – , non fu soltanto un’inchiesta giudiziaria, ma uno spartiacque culturale che mise il Paese di fronte alla profondità delle proprie distorsioni istituzionali. Nel decennio successivo all’inchiesta l’Italia toccò livelli minimi di credibilità internazionale in materia di integrità pubblica, mentre negli anni seguenti i dati hanno mostrato un recupero lento ma significativo: gli indicatori internazionali – a partire dal CPI, l’indice di percezione della corruzione – evidenziano un progressivo miglioramento e un clima di maggiore fiducia nelle istituzioni e nei sistemi di controllo”.
Secondo Tomelleri, “sociologicamente questo miglioramento è avvenuto grazie a un cambiamento nei rapporti tra cittadini e Stato: le norme anticorruzione si sono rafforzate, nuove autorità di vigilanza hanno acquisito peso e l’attenzione mediatica ha reso la corruzione più visibile, stigmatizzata e meno tollerata. Oggi il Paese mostra segnali di risalita frutto di riforme istituzionali e di un’evoluzione delle norme sociali che regolano il comportamento pubblico. Tuttavia – osserva il Presidente dell’AIS – questo progresso non è privo di ombre. La sociologia insegna che la corruzione non è solo un reato, ma una pratica sociale sostenuta da reti informali, culture politiche permissive e strutture amministrative fragili. È sempre sistemica. Ed è questa dimensione culturale più profonda a renderla così difficile da sradicare. La risalita del CPI è un segnale incoraggiante – conclude Tomelleri -, ma rappresenta solo la superficie di processi che richiedono tempo, coesione e continuità per tradursi in un reale indebolimento della corruzione sistemica”.
