Laura Balbo è stata una delle sociologhe più note d’Italia. Due volte membro del Parlamento, Ministra per le Pari Opportunità nei governi D’Alema (1998-2000). Grazie a lei, per la prima volta nell’esperienza dei governi italiani il tema della diversità di orientamento sessuale è materia di uno specifico incarico di gabinetto del ministro. Sotto il suo mandato, nel gennaio 2000, si tiene la prima Conferenza nazionale sull’occupazione femminile e viene creata, in collaborazione con la CRUI, la prima Rete delle Delegate del Rettore delle Università Italiane. Sempre nel 2000, è insignita della nomina di “Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”.
Diversi sono stati i suoi ruoli istituzionali accademici, tra gli altri: Presidente dell’AIS (prima donna) dal 1998 al 2001 (sempre nell’AIS, fu una delle fondatrici della sezione Vita Quotidiana), Presidente dell’International Association for the Study of Racism (Amsterdam) e di Italia-razzismo (Roma), Presidente Onoraria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara. Come mi ricorda Franca Bimbi, Laura si avvicina al femminismo sindacale FLM portando le “150 ore delle donne” dentro l’università̀. Nel 1971 partecipa alla nascita della rivista bolognese “Inchiesta”, che sarà̀ una fucina delle 150 ore e di una ricerca sociologica che guardava “fuori”, orientata da un approccio critico e già̀ intersezionale. Con Laura Balbo a Milano nasce il Gruppo di ricerca Griff (Gruppo di Ricerca sulla Famiglia e la Condizione Femminile), durante i suoi corsi di metodologia della ricerca in Statale, nella Facoltà di Scienze Politiche (1972-1973), da cui nacque una collana editoriale omonima per Franco Angeli.
I suoi campi di ricerca sono stati: il genere, i processi di razzializzazione, lo stato sociale, le politiche di utilizzo del tempo, la vita quotidiana e l’apprendimento permanente (lifelong learning), sempre con particolare attenzione al doppio carico di responsabilità delle donne. Sul punto, il concetto da lei coniato di “doppia presenza” ha rappresentato uno strumento teoretico ed empirico per generazioni di studiose e studiosi.
Laureatasi nel 1956 in Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, si è in seguito specializzata all’Università della California – Berkeley: prima sociologa italiana a ottenere una borsa del genere per la prestigiosa istituzione statunitense. Da quella esperienza, alla quale ne seguirono diverse altre, Laura aprì la strada “americana” a tante e tanti di noi, insegnandoci a viaggiare, studiare e vivere all’estero, formarsi al di fuori dei confini nazionali per ampliare il proprio bagaglio di conoscenze sociologiche. Ci ha insegnato a non aver paura degli sguardi altrui, stranieri, bensì a interrogarli, criticarli, metterli a lavoro e, ancora, comprenderli nella propria prospettiva. Negli Stati Uniti ha appreso la tecnica dell’osservazione partecipante, della quale parlava sempre con particolare entusiasmo e grazie alla quale ha scritto pagine illuminanti nella sua etnografia sul campo della politica.
Da professoressa, ha insegnato nelle università di Milano statale, Ferrara, Padova. Laura mi confidava di aver perfezionato il suo “sguardo sociologico” grazie al lavoro svolto nel gruppo di Danilo Dolci in Sicilia. Noi ci siamo nutriti per molti anni del suo sguardo e delle sue parole, di quella capacità di insegnamento “dolce” con cui ti accompagnava nei percorsi personali e accademici della vita. Ma, è bene ricordarlo, non era dolce quando si trattava di dire le cose come stavano, di distruggere le illusioni e gli stereotipi che spesso caratterizzano le relazioni accademiche: in questo processo, Laura – con la sua scrittura diretta e scuotente: frasi brevi e punti – ricordava spesso gli insegnamenti di Pierre Bourdieu sul non lasciarsi dominare dalla visione dei potenti, dei controllori delle forme di capitale, ma di impegnarsi per sviluppare un pensiero sociologico che potesse diventare antidoto contro tutte le violenze e le discriminazioni.
L’intervista qui riportata, pubblicata nella rivista dell’AIS nel 2014 (grazie, in particolare, all’impegno di Marita Rampazi), permetterà di ritrovare la profondità di pensiero di Laura, la sua capacità di unire confini.
Massimo Cerulo
